riminitoday.it, 17 agosto 2026
Visita al carcere di Rimini il 15 agosto da parte del Partito Radicale che solleva una serie di criticità riscontrate nell’istituto penitenziario cittadino. “L’iniziativa della visita - spiega una nota - si inquadra nell’ambito del Ferragosto in Carcere del Partito Radicale. Attività che risale all’anno dei primi eletti a metà anni settanta. 50 anni di presenza. Questa attività ha permesso di mostrare le carceri del nostro paese agli italiani e ora molte organizzazioni entrano negli istituti penitenziari”. La delegazione del Partito Radicale ha visto presenti Ivan Innocenti del Consiglio Generale dei Partito Radicale, Andrea Pari, Consigliere del Comune di Rimini, Pierfrancesco Bruno, Presidente associazione Nessuno è Cattivo per Sempre. Insieme alla delegazione presente il Garante delle persone private della libertà della Regione Emilia Romagna Roberto Cavalieri.
“I dati delle presenze - viene sottolineato - ammontano a 166 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 118 e una tollerata di 165. Ci informano che nei giorni precedenti le presenze erano oltre 180 persone. Si conferma negli anni più recenti un aggravio sostanziale delle condizioni di detenzione. Infatti nelle visite più recenti possiamo considerare un sovraffollamento intollerabile dell’istituto la norma. Oltre la metà dei detenuti sono tossicodipendenti; 86 persone. Persone che necessitano di percorsi sanitari e sociali e non di percorsi penali. Le persone in attesa di giudizio definitivo sono 38. Dato che si conferma in calo rispetto al passato. Ricordiamo che tra queste persone ci sono statisticamente il 50% di innocenti dal punto di vista processuale, circa 20 detenuti di oggi. Il recente caso di Dassilva è esempio per tutti. Persona detenuta per 2 anni e poi rilasciata perché innocente”.
Sottolinea il Partito Radicale: “Abbiamo raccolto diverse lamentele per quanto riguarda il sopravvitto; i beni essenziali acquistati dai detenuti tramite un servizio dato in appalto ad aziende esterne. Si lamenta un peggioramento rispetto all’anno precedente. Ritardi nelle consegne, carenza di fornitura di acqua in bottiglia, qualità scadente del fresco, problemi organizzativi nella gestione dell’evasione degli ordini. Alcuni detenuti hanno lamentato scarso supporto psichiatrico. Nella prima sezione ci sono novità, il magistrato di sorveglianza ha interrotto l’automatismo del riconoscimento del risarcimento per trattamenti inumani e degradanti”.
“Importante novità e speranza - viene rimarcato - nel mese di luglio segnalano che è stata presente una delegazione del DAP che ha preso visione degli spazi che saranno interessati da settembre ai lavori di ristrutturazione e si sono definite le procedure di ricollocamento dei detenuti. I lavori interesseranno l’ala dell’edificio penitenziario che ospita la prima sezione e la sesta sezione chiusa da anni. I lavori sono urgenti da molti anni e rinviati continuamente. Vedremo se a settembre riusciranno a partire. Il giro nelle sezioni ha impegnato poi il Garante regionale nel colloquio con una decina di detenuti. Questa attività di ascolto e raccolta dati è molto importante per potere intervenire sulle esigenze delle persone trattenute e per valutare dove più necessari sia intervenire. Risulta invece necessario che sia presentata la relazione al Consiglio Comunale del Garante del Comune di Rimini, relazione che tarda da maggio e che l’Assessore Gianfreda e il presidente del Consiglio comunale Corazzi hanno promesso disponibile entro luglio, promessa che non ha avuto poi riscontro. Siamo in una situazione di grande cambiamento nel carcere di Rimini. I lavori vedranno la sistemazione della prima sezione e la realizzazione di importanti spazi dedicati al lavoro interno al carcere, oggi assenti. Questi passaggi necessitano un rapporto continuo e informato con la città e l’opera di un Garante Comunale è strategica nell’informare il consiglio comunale sulla situazione carceraria, criticità e opportunità. Si dovrebbe in questo frangente intervenire per dare supporto almeno ai detenuti della provincia in modo da potere alleviare l’aggravio che l’istituto sopporterà per la chiusura della sezione prima, prevista per almeno un anno. Ci sono soluzioni possibili e gli alloggi sono una di queste necessità da valutare”.










