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di Lorenzo Muccioli

Il Resto del Carlino, 21 settembre 2026

Circa 180 detenuti per 118 posti regolamentari. Tradotto: una sessantina di persone in più rispetto alla capienza prevista. È il conto aggiornato del carcere dei Casetti di Rimini, dove al problema del sovraffollamento si aggiunge quello della carenza di personale della polizia penitenziaria. A fare il punto è Gioacchino De Pasquale, segretario provinciale del Sappe, il Sindacato autonomo polizia penitenziaria. La carenza più pesante riguarda soprattutto il ruolo degli agenti-assistenti, cioè il personale impegnato direttamente nei servizi all’interno delle sezioni. “Ogni ruolo ha il suo compito e le mansioni esecutive spettano agli agenti-assistenti: è quella la carenza di cui l’istituto soffre maggiormente”.

Poi ci sono i numeri dei detenuti. “Attualmente a Rimini ci sono più di 180 detenuti, mentre la capienza è intorno ai 118 posti”, sottolinea il segretario provinciale del Sappe. Un sovraffollamento che, secondo il sindacato, finisce inevitabilmente per pesare anche sul lavoro quotidiano degli agenti. “Se una sezione ha una capienza, per fare un esempio, di 30 detenuti e un agente dovrebbe gestirne 30, quando invece ne deve gestire 50 la situazione si ripercuote su tutto il sistema. L’agente ha più difficoltà e i detenuti, invece di stare in due o tre, possono trovarsi anche in cinque”. Più persone negli stessi spazi significa anche una convivenza più complicata. “Si creano tensioni. Bisogna considerare che ci sono detenuti di religioni, etnie e culture differenti. Si cerca, per quanto possibile, di sistemare insieme persone compatibili, ma non può essere sempre così”, aggiunge De Pasquale.

Uno dei nodi principali resta la prima sezione, già finita sotto la lente per le condizioni strutturali e igienico-sanitarie. Il quadro indicato dal Sappe si affianca a quello tracciato nei giorni scorsi dalla Camera penale di Rimini, che dopo la visita ai Casetti nell’ambito dell’iniziativa “Ristretti in agosto” aveva parlato di “criticità che richiedono interventi a livello nazionale non più rinviabili”. I penalisti avevano inoltre chiesto di valutare, quando ne ricorrano i presupposti, misure alternative alla detenzione durante i lavori, così da limitare trasferimenti generalizzati verso istituti lontani da Rimini e dalle famiglie. “In questa fase dovrebbe essere valutata, ove ne ricorrano i presupposti, la possibilità di ricorrere a misure alternative alla detenzione, evitando trasferimenti generalizzati e lontani dai legami familiari e affettivi”, aveva sottolineato la Camera penale.