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di Stefano Zavagli

riminitoday.it, 10 ottobre 2026

La ristrutturazione della prima sezione dipende dal completamento di una nuova ala del carcere bolognese. Intanto restano stabili le presenze, con 178 detenuti e un sovraffollamento persistente. La ristrutturazione della prima sezione del carcere di Rimini, la più degradata della struttura, è ancora in attesa di partire. Per aprire il cantiere bisognerà prima trasferire i detenuti attualmente ospitati nell’ala in una nuova sezione della Dozza di Bologna, dove però i lavori non sono ancora terminati. È questo uno dei passaggi più significativi della relazione annuale presentata al consiglio comunale dal Garante dei detenuti, l’avvocato Giorgio Galavotti, che ha fatto il punto sulle condizioni della Casa circondariale riminese. 

Gli interventi erano inizialmente previsti entro il 30 settembre, ma il mancato completamento degli spazi destinati ad accogliere i reclusi nel carcere bolognese ha fatto slittare i tempi. Galavotti ha comunque rassicurato il Consiglio, spiegando che l’avvio della ristrutturazione sarebbe ormai vicino.

Nel frattempo, la situazione all’interno dell’istituto resta sostanzialmente invariata, con il sovraffollamento che continua a rappresentare una delle principali criticità. Alla data dell’11 settembre erano presenti 178 detenuti, un numero rimasto pressoché costante anche dopo la conclusione della stagione estiva, caratterizzata da un elevato ricambio di persone. Tra i reclusi, 78 sono stranieri e 82 presentano problemi di tossicodipendenza, cinque dei quali in terapia metadonica. Sono 130 i detenuti con condanna definitiva e 44 quelli in attesa di giudizio, di cui 34 ancora in attesa del primo grado.

Sul fronte del personale, la dotazione della polizia penitenziaria conta 127 agenti, dei quali 107 effettivamente in servizio. Gli educatori restano invece soltanto tre. Nel corso del 2025 si sono registrate sette aggressioni agli agenti, mentre sono cinque quelle avvenute dall’inizio del 2026. Nonostante le difficoltà, Galavotti ha descritto un clima interno sostanzialmente buono, riconoscendo il ruolo svolto dalla direttrice, dalla comandante e dal personale di polizia penitenziaria nella gestione quotidiana dell’istituto.

Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, il quadro rimane stabile. Non si registrano più particolari lamentele per le visite mediche saltate, ma continuano le difficoltà nell’accesso alle prestazioni specialistiche esterne, che non sempre vengono garantite. All’interno del carcere operano sei psichiatri, uno psicologo con presenza settimanale, sette infermieri e undici medici. L’ultima ispezione dell’Ausl risale al 14 luglio 2026.

Sul fronte della sicurezza personale, non risultano suicidi nella struttura riminese, mentre il Garante ha segnalato un recente episodio di autolesionismo. Tra le opportunità di reinserimento, 14 detenuti lavorano all’interno del carcere per conto di imprese e cooperative, 33 sono impiegati alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, tre sono ammessi al lavoro esterno e undici si trovano in semilibertà. Resta significativo anche il contributo delle associazioni, con almeno 90 volontari impegnati nelle attività di sostegno.

Galavotti ha richiamato l’attenzione anche sulle conseguenze delle condizioni detentive. In particolare, ha citato il recente diniego di uno sconto di pena a due detenuti della prima sezione da parte del Tribunale di Sorveglianza, invitando a riflettere sul paradosso di chi potrebbe preferire trascorrere dieci giorni in condizioni degradate pur di ottenere un giorno di riduzione della pena. Il Garante ha ribadito inoltre i propri dubbi sull’efficacia rieducativa del carcere e sulle concrete possibilità di reinserimento, richiamando l’alto tasso di recidiva e la necessità di sviluppare maggiormente le misure alternative alla detenzione, soprattutto per le persone con problemi di tossicodipendenza. Nel corso dell’anno Galavotti ha effettuato dodici visite in carcere, mantenendo un confronto costante con le associazioni, gli altri garanti e le realtà impegnate nella tutela dei detenuti e nel sostegno alle loro famiglie.