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di Ivan Innocenti

 

Notizie Radicali, 14 febbraio 2015

 

Domenica 18 gennaio 2015 con gli amici Radicali, Simone, Anna e Luca, siamo andati in visita al carcere riminese per l'iniziativa Nonviolenta del Partito Radicale di Natale. Solo ora trovo la forza e la voglia di mettere nero su bianco quanto visto e le emozioni che con i giorni sono venute fuori. La visita ha mostrato con quale disprezzo e sciatteria le istituzioni trattano la vita umana e i doveri di legalità che le sono propri. All'interno del carcere ad un certo punto siamo arrivati in un ampio corridoio al primo piano. A destra detenuti rinchiusi dietro una inferriata. Si entra nella sezione, la I. Visitiamo alcune celle. Traspare la volontà dei detenuti di renderle presentabili come per dare bella impressione di se.

Si guardano i muri ammuffiti e incrostati, gli spazi ridotti, ma oggi vivibili se confrontati con quanto visto fino a pochissimi anni fa. I bagni piccoli e logori, presente solo una tazza, la vernice ai muri incrostata. Qualche domanda, "Come va?", "Tutto bene". Si intravede una piccola cella socchiusa, minuscola e con due letti a castello, una di quelle che non pretendeva di essere vista.

Una cella fatiscente, con un bagno incrosto e sudicio riempito di rottami di ferro, viene indicata come spazio ricreativo per la sezione. Priva di ogni arredo mostra al centro un bigliardino che non è dato capire se funzionante. Sono 32 le persone in questa sezione, la più vecchia del carcere e tutt'altro che ospitale. In corridoio una bacheca con l'orario dell'aria, due ore al giorno, il regolamento per il telefono.

La situazione è di evidente degrado anche se migliore di quella di un paio di anni fa quando i detenuti nel carcere erano il doppio. Si torna in corridoio, il cancello di fronte è lucido e verniciato da poco. È la seconda sezione. La visitiamo. Disabitata. Tutta nuova. Celle da 2, 3 e 4 posti. Impianti nuovi, muri puliti, bagni con doccia interna e piastrelle al muro, luce personale sopra ogni posto letto come negli ospedali. 24 posti liberi e disponibili.

La sezione è pronta da oltre 10 mesi ma ci dicono che dal ministero nessuno si è interessato a venire a fare il collaudo. Una autentica beffa; decine di persone che vivono in condizioni igieniche precarie godono della vista di tanto spazio disponibili e attrezzato alla distanza del loro braccio. A portata di mano ma irraggiungibile una detenzione dignitosa e civile. Il personale carcerario che ci accompagna osserva che anche per loro sarebbe sicuramente più salubre se si utilizzasse la sezione pronta.

Si esce dalla sezione, una porta tra la vecchia sezione e la nuova è chiusa. "Cosa c'è li?". "C'è una sala ricreativa per i detenuti, ma è chiusa perché piena delle suppellettili della sezione da collaudare". Un ulteriore sacrifico.

Si visitano le cucine nuove. Si chiede di vedere le vecchie. Sappiamo che potrebbero essere disponibili per poter fare dei corsi ai detenuti e che c'è interesse a riguardo. Però anche questi spazi sono occupati da cartoni, tavoli, sgabelli. Ci dicono che anche questi sono spazi che hanno dovuto utilizzare per immagazzinare gli arredi della sezione che deve essere collaudata. Altri progetti che devono aspettare.

All'uscita ancora materassi, tavoli e sgabelli ammassati fanno bella vista al sole dietro una vetrata accanto all'ingresso. Ancora arredi della sezione da collaudare. Il carcere sembra trasformato in un magazzino dove ogni spazio è ipotecato dalle lungaggini ministeriali.

Ci spiegano che in origine gli arredi delle sezioni erano ammassati tutti nella palestra del personale carcerario ma che per garantire lo standard di benessere hanno dovuta liberare la palestra e trasferire il tutto in altri spazi.

Durante la visita si è visto anche altro: i vecchi locali dell'infermeria, gli spazi all'aperto, la sesta sezione in ristrutturazione. Il carcere è sempre sovraffollato. 113 detenuti per 93 posti utili un sovraffollamento del 125%. Si ricordano oltre 250 detenuti di alcuni anni fa e i 200 del 2012 per 100 posti utili. Si è da tempo abituati al peggio, un detenuto in più ogni 5 sembra nulla, ma per chi vive questa realtà e ancora molto.

La situazione italiana è di una condizione riconosciuta di cronica emergenza e illegalità delle istituzione in materia carceraria e di violazione dei diritti umani nei confronti dei detenuti. Come è possibile che ci si permetta di negare il già disponibile per alleviare questa condizione, mostrando un disinteresse ad una urgente soluzione da più istituzioni nazionali e internazionali richiesta. Mi chiedo se come cittadino sono complice di questo regime, e tale mi sento. Come Radicale sicuramente no!