di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 12 febbraio 2023
La strategia del governo dopo il vertice di Bruxelles. Dall’Ue solo impegni ma nulla di concreto. Le mosse del Viminale a partire dagli accordi più stretti con la Libia. Avanti con la realizzazione di nuovi centri per il rimpatrio, riammissioni a tutto spiano sulla rotta balcanica, pugno duro per piegare le Ong e accordi sempre più stretti con la Libia e con i Paesi d’origine per fermare i flussi migratori. Eccolo il ruolino di marcia del Viminale per i prossimi mesi in attesa che quella che Giorgia Meloni, tornando da Bruxelles, si è rivenduta come un’affermazione storica della linea italiana nelle politiche migratorie europee trovi una qualche concreta applicazione mentre il governo continua a contare il raddoppio degli arrivi. Se ne riparlerà a marzo, al momento sono solo impegni.
Il regolamento di Dublino - Cercando l’appoggio dell’Olanda per il varo di un codice sulle Ong a livello europeo, la premier ha di fatto allontanato l’unica riforma che davvero cambierebbe qualcosa in Italia, quella sul regolamento di Dublino, impegnandosi invece ad una rigorosa applicazione delle norme esistenti che, di fatto, aprono le porte dell’Italia a decine di migliaia di migranti, i cosiddetti “dublinanti” che, sbarcati nel nostro Paese, hanno cercato di ottenere asilo nei Paesi del Nord, che ora spingono per rimandarli al di là delle Alpi.
Neanche menzionata nel documento la riforma del regolamento di Dublino, Meloni si è impegnata con il premier olandese Rutte a rispettare le regole del patto di Dublino che obbligano l’Italia a registrare nel database europeo tutti i migranti che sbarcano e a farsi carico della loro accoglienza e dell’esame della richiesta d’asilo. Regole che, da sempre, vengono interpretate con grande “libertà”. E infatti i migranti registrati dall’Italia nell’Eurodac sono sempre molti di meno di quelli effettivamente sbarcati, a migliaia vengono lasciati andare nella consapevolezza che la loro destinazione finale è fuori confine. E che, se non saranno registrati, potranno presentare richiesta di asilo altrove.
Il codice per le Ong - L’obiettivo è far adottare dall’Europa le regole del decreto Piantedosi. Giorgia Meloni ha ottenuto che il codice per le Ong sia sul tavolo della prossima riunione di marzo ma le sensibilità tra i 27 sono molto diverse e la Germania, ad esempio, non vede affatto di buon occhio l’ostacolo all’azione delle navi umanitarie. Nello stesso passaggio in cui si riconosce la specificità dei confini marittimi dell’Europa è “inclusa la salvaguardia delle vite umane” e “il rafforzamento della cooperazione sull’attività di ricerca e soccorso”. E per altro, prima la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa poi il presidente della commissione libertà civili del Parlamento europeo hanno chiesto all’Italia il ritiro del decreto Piantedosi.
I confini marittimi - Riconosciuta dal Consiglio europeo la “specificità del confine marittimo”, nulla cambia per l’Italia che non potrà che continuare a soccorrere, con le nostre motovedette, tutti i migranti che tenteranno la traversata. La Ue non ha neanche preso in esame una nuova missione militare nel Mediterraneo e i fondi che verranno stanziati per infrastrutture mobili, auto, telecamere, torri di controllo, sono destinate a sorvegliare le rotte terrestri dalle quali continua ad entrare in Europa la maggior parte dei migranti. Anche gli accordi con la Libia per la fornitura di motovedette e la formazione della guardia costiera, al momento, restano totalmente a carico dell’Italia. L’unica menzione nel documento europeo è alla necessità di dare priorità all’approvazione del piano d’azione per il Mediterraneo centrale.
Rimpatri e redistribuzioni - L’unico elemento di concretezza nella risoluzione del consiglio europeo è quello sui rimpatri dei migranti a cui non viene riconosciuta la protezione internazionale. Ora l’ordine di rimpatrio emesso da uno Stato nei confronti di un immigrato irregolare sarà riconosciuto in tutta Europa e dunque, se un migrante dovesse riuscire a sottrarsi al rimpatrio in un Paese cercando rifugio altrove, quell’ordine verrà ritenuto valido senza dover ricominciare tutta la procedura. Resta la difficoltà concreta nell’ottenere l’assenso alle riammissioni da parte dei Paesi d’origine. Un baco che l’Europa intende affrontare sposando la linea italiana degli accordi di partenariato con gli Stati di origine e transito.
Totalmente in stallo invece il meccanismo di redistribuzione dei migranti che sbarcano nei Paesi costieri. Il patto in vigore è arenato, dall’Italia sono andati via solo in 200 a fronte degli 8.000 previsti entro maggio 2023, e la Meloni ha apertamente dichiarato che la strada della redistribuzione all’Italia non interessa, mettendo così la pietra tombale all’unica via di alleggerimento dei centri di accoglienza nell’attesa di un futuro accordo sul Patto migrazione e asilo.










