sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Claudia Meschini


Il Gazzettino, 30 agosto 2019

 

Alla Mostra del Cinema di Venezia il dolore delle donne e il desiderio di riscatto: un documentario per raccontare la vita di persone che hanno fatto scelte sbagliate dopo eventi tragici.

Hasna, bruciata con l'acido da un uomo che provava per lei un amore malato cade nel tunnel della droga e, dopo una notte di abusi di stupefacenti, si ritrova dietro le sbarre. Josephine, una vita di violenze, la totale assenza della famiglia, l'abbandono la trascinano nella trappola della prostituzione. In carcere ha trasformato il suo dolore nell'amore per la cucina, diventando un'ottima chef.

Yvonne, filippina, un marito che la picchia e la tradisce, poi l'amore sbagliato per uno spacciatore: inizia a prendere metanfetamina e si mette a spacciare anche lei. Errori su errori che la portano in cella e, oggi, a un percorso di rinascita.

Svelare queste vite, in cui il dolore si mescola a un forte desiderio di riscatto, è l'obiettivo di Donne in prigione si raccontano, un docu-film realizzato all'interno della Sezione Femminile del carcere San Vittore di Milano. Curatrici del progetto Francesca Carollo, giornalista, Jo Squillo, conduttrice televisiva e Giusy Versace, deputata, atleta paraolimpica nonchè Aquila del Carnevale di Venezia 2015.

Un breve stralcio della pellicola (10 ore complessive), è stato presentato ieri all'Excelsior, allo Spazio della Regione Veneto, dove oltre alle detenute protagoniste in permesso speciale, e alle curatrici del progetto, era presente un vasto parterre di politici: il ministro ai Beni Culturali Alberto Bonisoli, l'assessore alla Cultura della Regione del Veneto Cristiano Corazzari, la vice capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria, Lina di Domenico, la senatrice Daniela Santanchè, il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, l'euro deputata Alessandra Moretti e la presidente del Consiglio Comunale di Venezia Ermelinda Damiano.

"Un anno e mezzo per ottenere i permessi per realizzare il progetto, una ventina di incontri con le detenute all'interno del carcere. Così è nato questo video che vuole rivelare un mondo ai più sconosciuto: quello delle vite di donne che hanno commesso un reato, sono cadute ma che oggi affrontano la risalita" ha detto Francesca Carollo.

"Il percorso rieducativo le ha portate anche a imparare una professione: quella di video-operatrice. Perché sono state loro stesse, dopo un corso all'interno dell'istituto di pena, a filmare le loro interviste, a immortalare sensazioni e immagini, a diventare registe delle loro storie" ha aggiunto Jo Squillo.

"Queste donne dovranno essere seguite, sostenute, quando usciranno perchè possano reinserirsi nella società e avere una seconda opportunità" ha detto Giusy Versace. Sul problema della recidiva si è soffermato il ministro ai Beni Culturali Alberto Bonisoli: "Oggi il carcere non aiuta i detenuti a intraprendere un reale percorso rieducativo. La detenzione non deve essere solo un percorso punitivo ma anche di riabilitazione".

"Non bisogna però dimenticare che i detenuti sono persone che hanno fatto del male ad altre persone - ha puntualizzato Daniela Santanchè - il mio pensiero va quindi anche a chi è stato vittima di chi ora è in galera, io sono contraria agli sconti di pena. La certezza della pena deve essere un punto fondamentale del sistema di giustizia". "Certezza della pena ma anche processi brevi" ha aggiunto Alessandra Moretti. Il documentario si inserisce all'interno delle iniziative della Onlus Wall of Dolls, volta a sostenere i progetti contro la violenza sulle donne.