di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 8 giugno 2026
L’appello dei genitori di Domenico Centrone, attivista della Flotilla fermato a Bengasi con Dina Alberizia e altri attivisti della Flotilla: “Ingiustamente rinchiuso”. Il pressing della diplomazia italiana per una nuova visita in carcere Le difficoltà nell’assistenza legale. Sono passate due settimane dall’inizio della loro detenzione in Libia e c’è ancora incertezza su quando potranno tornare a casa. È la storia di Domenico Centrone e Dina Alberizia, attivisti del convoglio della Flotilla che puntava a portare aiuti umanitari a Gaza via terra. Partendo dalla Libia e attraversando il valico di Rafah. In Libia però il gruppo è stato fermato e 10 persone, tra cui i due italiani, sono in stato di detenzione. L’accusa, per quanto è stato possibile ricostruire in un contesto complicato da un punto di vista diplomatico e geopolitico, è di essere entrati illegalmente nel Paese. I due italiani sono detenuti dal 24 maggio. Solo nelle scorse ore Alberizia è riuscita a sentire la famiglia, dopo svariati giorni di detenzione: Le hanno permesso di telefonare in cambio della sospensione dello sciopero della fame. Ha detto di stare relativamente bene”, ha raccontato il fratello.
Uno dei motivi di preoccupazione delle famiglie e dei politici che seguono il dossier è che non sembra essere stata consentita dalle autorità libiche un’assistenza legale adeguata. Il console generale d’Italia a Bengasi, Filippo Colombo, è riuscito a fare visita agli attivisti una volta sola, il 27 maggio. Ha chiesto per loro condizioni di detenzioni migliori: la possibilità di fare una doccia, dei vestiti puliti, una sistemazione dignitosa. Richieste a cui la Libia ha acconsentito. Nelle ultime ore, apprende l’Ansa da fonti diplomatiche, il consolato sta insistendo per poter effettuare una nuova visita. Ma quando i due attivisti potranno rientrare in Italia? Non c’è certezza. L’unica data per il momento cerchiata in rosso è quella del 9 giugno, quando dovrebbe esserci una nuova udienza. Ma non è detto che in quella circostanza sarà dato via libera al rimpatrio. Per questo nelle scorse ore i genitori di Centrone, Ennio Centrone e Dorina Ruggeri, hanno lanciato un appello. Il figlio, dicono in un video, “si è ritrovato privato della libertà di portare a termine la missione che si era riproposto ma anche rinchiuso ingiustamente. L’appello è a tutti i governi, a quello italiano in primis, e ai governi europei e a tutte le famiglie come noi, che possono e potrebbero ritrovarsi in situazioni come queste, nel cercare di riportare a casa semplicemente nostro figlio e tutti gli altri volontari che hanno partecipato a questa bella missione umanitaria”.









