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di Dino Martirano


Corriere della Sera, 27 luglio 2019

 

Dal 1° agosto il Decreto Sicurezza bis (il pacchetto anti navi delle Ong comprensivo di giro di vite contro i manifestanti) affronta l'ultimo miglio in Senato: ma, per questo passaggio decisivo della "legge Salvini", il governo deve fare i conti con i numeri risicati della maggioranza che avrà comunque bisogno del soccorso tricolore di Fratelli d'Italia e forse di quello azzurro di Forza Italia.

Ragion per cui il governo gialloverde non potrà chiedere un voto di fiducia - in quel caso Fratelli d'Italia formalizzerebbe il suo ingresso in maggioranza, se votasse sì al decreto - con il rischio implicito però che l'approvazione di emendamenti al testo appena passato alla Camera inneschi poi una navetta del testo tra i due rami del Parlamento.

Quando si insediò, il governo Conte ottenne al Senato 171 voti. Dieci voti in più rispetto alla maggioranza assoluta (161). In un anno, però, quel vantaggio si è asciugato fino a scendere a quota 163-164 a causa delle espulsioni che hanno falcidiato il gruppo del M55. E ora, su un terreno minato come quello del decreto Sicurezza (che risente delle forti tensioni sul via libera alla Tav e sulla mancata presenza in aula di Salvini in merito ai presunti finanziamenti russi alla Lega), l'ago della bilancia è rappresentato da una pattuglia di una decina di senatori pentastellati non allineati sulla linea imposta dalla Lega in materia di immigrazione.

Il senatore di Savona Matteo Mantero (M55), pur ribadendo di non essere un "dissidente", inserì il primo decreto sicurezza tra "i provvedimenti illiberali e pericolosi per il Paese che, oltre ad avere gravi profili di incostituzionalità e a violare i trattati internazionali, mette a rischio i percorsi di integrazione già iniziati".

È la stessa linea della senatrice campana Virginia La Mura che si era già distinta fuori dal coro grillino sull'autorizzazione a procedere contro Salvini sul caso della nave Diciotti. Il piemontese Alberto Airola, poi, isolato e sconfessato sulla Tav, ha appena dato segni di insofferenza dimettendosi dalla Vigilanza Rai. E ora potrebbe ripetersi sul decreto Sicurezza bis.