di Pietro Alessio Palumbo
Il Sole 24 Ore, 7 settembre 2025
La Suprema corte ha ribadito che la violenza (anche solo verbale) esula dal perimetro educativo. La Corte di Cassazione (sentenza 30323/20125) ha chiarito che trascinare e spintonare gli alunni può costare il carcere per il maestro violento. Nella vicenda il procedimento aveva preso l’avvio dalla denuncia di due madri, le quali avevano riportato i contenuti della chat di Whatsapp, da cui emergevano le condotte maltrattanti. Le ipotesi delle madri avevano trovato conferma nelle riprese delle videocamere istallate le quali, nell’arco di due mesi, avevano documentato episodi violenti verso gli alunni: tra le altre cose, i bambini erano tirati per le braccia e trascinati con forza nei vari spostamenti, presi per il grembiule e colpiti sulla testa, subendo calci nel sedere, spintoni o schiaffi, e variamente minacciati e incitati a picchiarsi l’un l’altro.
Fuori dal perimetro “educativo” - La Suprema corte ha evidenziato che esula dal perimetro “educativo” qualunque forma di violenza fisica o psichica, ancorché sostenuta da una volontà “correttiva”, atteso che, le condotte connotate da modalità aggressive sono in ogni caso incompatibili con l’esercizio lecito del potere correttivo ed educativo che mai deve deprimere l’armonico sviluppo della delicata personalità del minore. In altre parole, assunto l’arcaico termine “correzione” nel senso di “educazione”, siamo in presenza di un uso immoderato (appunto di abuso) dei mezzi educativi che per loro natura, devono essere pur sempre leciti, non essendo il ricorso alla violenza mai consentito per fini correttivi o educativi.
No alla violenza verbale - A ben vedere neppure può ritenersi “educativo” l’uso della violenza verbale finalizzata a scopi disciplinari, in ragione del primato che la nostra Costituzione attribuisce alla dignità della persona. Anzi, se quest’ultima è un bambino, sul piano pedagogico va anche considerato che non può perseguirsi un armonico sviluppo della sua personalità, orientata ai valori dell’equilibrio, del buonsenso e dell’autocontrollo, l’utilizzo di metodologie educative che tali fini contraddicono attraverso il principale strumento didattico: l’esempio (cattivo).











