di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 dicembre 2022
Da oggi il Garante dei detenuti del Comune di Udine, Franco Corleone, ha iniziato il digiuno per impedire il rientro dei 700 semiliberi in carcere. Lo ha annunciato durante il seminario dal titolo “Il Cantiere di via Spalato. Oltre i muri” tenutosi in Sala Ajace a Udine. Sono state trattate tematiche di particolare interesse in quanto l’esempio del progetto di ristrutturazione del carcere di Udine, per creare nuovi spazi per la realizzazione di un polo formativo e culturale, può costituire un modello di intervento in molti altri istituti. È intervenuto anche Mauro Palma, il Garante Nazionale delle persone private della libertà, sul significato della tutela dei diritti ed è stata una importante riflessione e un punto di confronto all’inizio della nuova legislatura del Parlamento e del nuovo governo.
Ma ritorniamo all’azione nonviolenta dello sciopero della fame intrapresa dal garante Corleone. Com’è noto c’è stata la bocciatura, da parte della maggioranza, delle proposte di proroga delle licenze straordinarie per i semiliberi attivate con l’emergenza Covid o di conversione delle semilibertà in affidamento in prova al servizio sociale. Come ha ricordato Patrizio Gonnella di Antigone, dal 31 dicembre, “senza un ulteriore proroga, questi detenuti dovranno tornare in carcere la notte e, questo, nonostante in questi due anni abbiano dato grande prova di affidabilità, ripagando ampiamente la fiducia che le istituzioni avevano riposto in loro. Proprio questo rapporto di fiducia creatosi dovrebbe portare il governo a decidere per questa proroga, ricordando che compito della pena è quello di costruire percorsi di risocializzazione, cosa che per queste persone sta avvenendo. Non ha senso interrompere questi percorsi, anche se solo parzialmente”. Sempre secondo Gonnella, inoltre, “in un momento in cui il sovraffollamento sta tornando a livelli preoccupanti (sono oltre 56 mila le persone detenute per circa 47 mila posti effettivi, con una crescita di 1.500 unità negli ultimi quattro mesi), trovare nuovamente posto a queste 700 persone è un aggravio in più per tutto il sistema penitenziario e per gli operatori. Auspichiamo perciò - conclude - un intervento deciso del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del governo”.
A chiedere la proroga tramite emendamento, purtroppo bocciato, erano stati alcuni parlamentari del Partito Democratico, il primo firmatario è il senatore Dem Andrea Giorgis. “Dal giorno della loro introduzione, non risulta che queste misure abbiano prodotto alcun allarme sociale o che vi siano stati casi di revoca per condotte illecite da parte dei detenuti che ne hanno beneficiato. Se è così, se si tratta di misure che hanno dato buona prova di sé, perché non renderle strutturali o perlomeno prorogarle ulteriormente? Perché al prossimo 31 dicembre dovrebbero venire meno?”, le parole del senatore Giorgis mentre si votava sul dl Rave. Molto probabilmente la maggioranza ha sottovalutato la questione. Sicuramente il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il quale ha dimostrato di avere una sensibilità autentica sul disagio del nostro sistema penitenziario e giudiziario, avrà modo di poter spiegare. Una speranza ancora c’è, ovvero la possibilità di salvarsi in calcio d’angolo con il decreto milleproroghe. Dopo oltre due anni, i semiliberi hanno fatto dei progressi, hanno dimostrato di essere, di fatto, reinseriti gradualmente alla società. Ed ora, con la mancata proroga, rischiano di retrocedere al punto di partenza, ritornando a varcare le soglie delle patrie galere. La tragedia della pandemia ha, di fatto, come in altri ambiti, trovato impreparate le carceri. Ma dalle emergenze, possono nascere anche azioni positive. Il sistema penitenziario, per far fronte all’emergenza, ha messo in campo misure previste dalla mancata riforma dell’ordinamento penitenziario. Dall’aumento delle telefonate alle licenze straordinarie. Può ancora essere l’occasione di creare le condizioni adatte per il rinnovamento.









