di Eleonora Martini
Il Manifesto, 26 giugno 2025
Dopo il dl Sicurezza, il leader leghista promette mano libera agli agenti penitenziari. Suicida un 22enne migrante detenuto. Agente arrestato per molestie su un minorenne. La nuova “missione della Lega” sarà “rivedere, circoscrivere, definire il reato di tortura”. Matteo Salvini alza il tiro ancora più in alto, questa volta. Sei mesi fa ha tentato di inserire uno scudo penale per le forze dell’ordine all’interno del ddl Sicurezza. Poi, mentre il ddl diventava decreto, ha tentato di superarlo a destra presentando alla Camera una proposta di legge che, invece di coprire solo parte delle spese legali, prevede direttamente il gratuito patrocinio per gli agenti accusati di misfatti durante il servizio. Non contento evidentemente della cassa di risonanza ottenuta, l’altro giorno è tornato a sventolare più forte lo scudo penale per i poliziotti. E ieri, forse anche nel tentativo di soddisfare la platea della Sala Salvadori di Montecitorio convocata per ascoltare le lodi del decreto Sicurezza e del suo impatto “positivo” sulla vita dei poliziotti penitenziari - obiettivo evidentemente non proprio a portata di mano, perfino per le capacità oratorie del leader leghista - Salvini ha rispolverato un vecchio refrain.
L’obiettivo è eliminare il reato inserito nel nostro codice penale solo nel 2017, tra gli ultimi Paesi europei a farlo e dopo quasi 30 anni dalla ratifica della Convenzione Onu, proprio a causa dell’opposizione delle destre. Un traguardo fissato ieri da Salvini proprio alla vigilia della Giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura, che si celebra oggi. E proprio mentre dagli istituti penitenziari italiani arrivano altre devastanti notizie, oltre al solito e inascoltato grido di dolore per il sovraffollamento e le impossibili condizioni di vita dei reclusi, che peggiorano nei mesi estivi. Un ragazzo migrante di appena 22 anni, infatti, si è impiccato lunedì scorso (il detenuto suicida numero 37 o 38, a seconda delle fonti, dall’inizio dell’anno) a San Vittore, dove ieri sono arrivati i commissari del Comune di Milano che hanno valutato le condizioni del carcere “una vergogna per uno Stato di diritto compiuto”. E, nel frattempo, un agente scelto è stato arrestato a Napoli con l’accusa di aver molestato un minorenne recluso nell’Istituto penale minorile di Nisida, obbligandolo a rapporti sessuali in cambio di favori.
E invece ieri nell’incontro organizzato dalla Lega alla Camera, a cui hanno partecipato tra gli altri anche i sottosegretari alla Giustizia e all’Interno, Ostellari e Molteni, si parlava di tutt’altro. “Il decreto sicurezza non è un punto di arrivo ma una tappa, soprattutto nelle carceri”, ha affermato il numero due del governo promettendo di rimettere perciò le mani sul reato di tortura. Perché, ha detto, “bisogna permettere alla penitenziaria di fare il suo lavoro”. “È una cosa da fare e chi se non la Lega può farlo?”, si è inorgoglito Salvini. Anche se Ostellari ha precisato di non aver ancora “un testo definito”, ma di avere intenzione di coinvolgere “le parti interessate, polizia penitenziaria in primis”. Due sono gli altri importanti obiettivi enunciati dal sottosegretario leghista alla Giustizia: la “tutela processuale” per gli agenti e l’introduzione del taser nelle carceri, come strumento a disposizione dei poliziotti penitenziari “a tutela vostra e dei detenuti stessi”. Tutela che si prospetta perlomeno discutibile, ad ascoltare il responsabile dipartimento Carceri e polizia penitenziaria della Lega, Antonio Fellone, secondo il quale “il 90% degli eventi critici nelle carceri sono dati da detenuti stranieri”. Il “Maghreb è il peggiore in assoluto”, afferma Fellone, “persone aggressive, che non rispettano gli agenti e lo Stato che li ospita, vogliono fare i padroni a casa nostra”.
Ma non tutto il centrodestra è disponibile - come, presumibilmente, non tutte le forze dell’ordine e di polizia penitenziaria - a neutralizzare il reato di tortura: “Non siamo pregiudizialmente contrari ma le cose vanno fatte con grande attenzione”, ha premesso cauto il portavoce di FI, Raffaele Nevi, anche se le sue parole sono state applaudite come un’”apertura” dal leghista Morrone.
L’opposizione invece ha reagito compatta: “Il reato di tortura non si tocca”, è l’avviso che sale da più parti, da Avs al M5S a +Europa. Mentre la responsabile Giustizia del Pd promette di difendere quello che definisce “una conquista per un Paese civile”, anche “in segno di rispetto del lavoro di chi opera nelle carceri, personale messo più a rischio dal Dl sicurezza”. “Il sistema di alzare i toni adottato dal capo della Lega - sostiene Debora Serracchiani - non è folklore di destra estrema ma è oggettivamente pericoloso perché sposta il confine dell’accettabile e aumenta il clima di tensione nel Paese”. Soprattutto quando quel confine attraversa i corpi e le vite delle persone.











