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di Niccolò Carratelli

La Stampa, 12 marzo 2026

Il procuratore di Napoli accusato di aver minacciato i giornalisti. Il Guardasigilli: “La mia capo di gabinetto? Caso chiuso”. Da una parte Giusi Bartolozzi, dall’altra Nicola Gratteri. Il fronte del No e le opposizioni in Parlamento continuano a prendersela con la capo di gabinetto del ministero della Giustizia, rea di aver detto di voler “togliere di mezzo” i magistrati, definiti un “plotone di esecuzione”. I sostenitori del Sì e la maggioranza di governo hanno buon gioco a spostare l’attenzione e le critiche sul procuratore di Napoli, accusato di aver sostanzialmente minacciato i giornalisti del Foglio: “Speculate pure. Tanto dopo il referendum con voi faremo i conti, tireremo su una rete”, le sue parole.

Dal centrodestra piovono reazioni indignate. “È un avvertimento, che mette paura, perché lui può esercitare un potere per reprimere qualcuno - dice il vicepremier Antonio Tajani - non sono d’accordo con quello che ha detto Bartolozzi, ma questo è diverso”. Il collega Paolo Zangrillo ammette grande difficoltà “nel pensare che queste frasi le abbia espresse un magistrato, che ha dedicato la vita a combattere la criminalità organizzata”. Forza Italia chiede l’intervento del Csm nei confronti di Gratteri, da Fratelli d’Italia arriva la richiesta al ministro Carlo Nordio di riferire in Parlamento.

A criticare il procuratore di Napoli anche la Federazione nazionale della stampa, alcuni parlamentari riformisti del Pd, il sindaco di Napoli Manfredi: “Toni accesi e attacchi personali non giovano alle istituzioni”, avverte. E il presidente del comitato “Società civile per il No”, Giovanni Bachelet, dice che “per fortuna ci sono sempre Nordio, la sua capo di gabinetto e altri che subito neutralizzano qualunque cosa che Gratteri possa dire”.

In poche ore, però, il caso Bartolozzi sembra passare in secondo piano. Anzi, “è chiuso”, fa sapere Nordio, arrivando a un evento del Comitato per il Sì. La sua capo di gabinetto è sempre stata “fedele e laboriosa” e “le dimissioni si chiedono per cose più serie”. Poi, in tv su Rete 4, aggiunge che “la stessa dottoressa ha ammesso di avere sbagliato e si è detto molto rammaricata. Come si può pensare che una magistrata, che dipende da un ministro della Giustizia che è stato magistrato per quarant’anni, voglia eliminare la magistratura o considerarla un plotone di esecuzione?”. A sinistra lo pensano ancora in molti. La segretaria del Pd, Elly Schlein, si dice “stupita” che Bartolozzi sia ancora al suo posto, sottolineando che le scuse non sono arrivate. Secondo il leader M5s, Giuseppe Conte, Bartolozzi avrebbe semplicemente “espresso in chiaro il pensiero dell’esecutivo”. Matteo Renzi ironizza: “Bartolozzi è intoccabile come il Papa”. Mentre il dem Arturo Scotto osserva: “Evidentemente, non possono scaricarla. C’entrerà per caso lo scandalo Almasri? Forse Bartolozzi sa cose che inguaierebbero mezzo governo?”.

Nordio, se non altro, non calca la mano nemmeno su Gratteri, assicura di non voler esercitare un’azione disciplinare contro il procuratore di Napoli e arriva quasi a giustificarlo: “Bisogna sempre tener conto del contesto in cui queste espressioni vengono riferite e della vivacità della conversazione - spiega -. Tenderei a escludere che un magistrato dell’esperienza di Gratteri possa addirittura minacciare di rappresaglia la stampa”. Poi si concentra sul referendum e sugli effetti della riforma: “Dopo non ci dovrebbero essere più casi Garlasco, perché attueremo il processo accusatorio”.

Non è l’unico a fare riferimento a vicende giudiziarie e mediatiche per provare a spingere il Sì. Lo fa anche Giorgia Meloni, ricordando, nel corso delle sue comunicazioni in Parlamento, decisioni prese nelle ultime settimane dai giudici della Corte d’Appello di Roma, che non hanno convalidato il trasferimento nel Cpr di Gjader in Albania per alcuni richiedenti asilo. Tra loro persone con precedenti condanne, già scontate, per traffico di droga, violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale. E proprio sui precedenti penali contestati la premier punta il dito: sono “decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buonsenso - attacca - per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale”.

La replica arriva dagli stessi giudici di appello, che esprimono “dubbi” sul protocollo siglato tra Roma e Tirana. Nei provvedimenti emessi nelle scorse settimane i magistrati della sezione Protezione internazionale scrivono che “la richiesta di convalida del trattenimento non avrebbe potuto essere pronunciata, dubitando della legittimità della disciplina e della conseguente legge di ratifica”.

Meloni ha deciso di intensificare il suo impegno nella campagna referendaria, tra apparizioni in tv, video di propaganda elettorale e, questa sera al teatro Parenti Milano, anche il suo primo comizio, a chiusura di un evento per il Sì organizzato dal suo partito. “Giorgia ci mette sempre la faccia - assicura il sottosegretario Andrea Delmastro -. Questa riforma non può viaggiare senza le gambe e il volto di Meloni”. Anche se Sal Da Vinci ha smentito di aver concesso l’uso della sua canzone vincitrice al festival di Sanremo (“Sarà per sempre sì”).