di Eleonora Martini
Il Manifesto, 8 maggio 2024
Da tutte le università d’Italia è partito un appello in difesa di Ristretti Orizzonti. Con una lettera aperta, redatta dal professor Davide Galliani dell’Università di Milano, trentacinque docenti hanno scritto al Dap per protestare contro una circolare punitiva per i detenuti dell’Alta sicurezza, che sono parte fondamentale della redazione nata nel 1997 dentro il carcere di Padova. Una realtà che, come scrivono i docenti, ha ormai una “rilevanza per una cerchia più ampia di persone” ed è uno “straordinario strumento di informazione e di apprendimento” e “un bene culturale immateriale da tutelare”.
Una rivista bimestrale di 48 pagine, un sito internet da duemila visite giornaliere, un “Notiziario quotidiano dal carcere” che è la rassegna stampa più completa sull’argomento e il preziosissimo dossier “Morire di carcere”, il più affidabile e rigoroso registro dei detenuti morti per suicidio e altre cause. A curare questa mole di lavoro è, appunto, la redazione di Ristretti orizzonti diretta da Ornella Favero e composta da una cinquantina di detenuti del carcere di Padova, con succursali anche a Parma e Genova. Tra loro, una decina provengono dal circuito Alta sicurezza e vi lavorano dal 2013.
Ma la circolare emessa il 27 febbraio dal direttore generale detenuti del Dap, Ernesto Napolillo (voluto dal sottosegretario Delmastro, malgrado sia Ostellari ad avere la delega al trattamento dei detenuti) li rispedisce in cella, imponendo una restrizione sugli orari di apertura delle “camere di pernottamento” e attività separate dai detenuti “comuni”. Con buona pace del fatto che la regressione trattamentale, in mancanza di un illecito commesso, è vietata e può essere impugnabile. Per questo scrivono i professori universitari, “chiediamo che il Dap intervenga in modo rapido e solerte per rimediare a questa scelta sbagliata e fuori dal perimetro costituzionale”.











