ansa.it, 9 marzo 2025
Rita Bernardini di “Nessuno tocchi Caino” denuncia la “carenza di servizi adeguati per le donne detenute”, con solo tre istituti femminili in Italia e un “sovraffollamento preoccupante” a Rebibbia. Le carceri italiane ospitano attualmente un totale di 2.729 donne detenute, tra cui 14 madri che hanno con sé i propri figli, e vengono considerate la “minoranza invisibile del sistema penitenziario, con il rischio di diritti negati e percorsi di reinserimento inadeguati”.
Recluse in istituti dove la detenzione “è concepita al maschile, in strutture maschili con sezione poi a parte per le donne”. Un quadro delineato a Perugia dove in occasione della Giornata internazionale della donna si è svolto l’incontro “Il carcere al femminile” promosso dal Consiglio nazionale forense, con la sua Fondazione dell’avvocatura italiana e con il quotidiano Il Dubbio.
Il dibattito ha spaziato anche su questioni relative al decreto sulla sicurezza, in particolare riguardo alla disposizione che abolisce la possibilità di posticipare l’esecuzione della pena per le donne in gravidanza e per le madri con figli di meno di un anno. “Tra le più ciniche e ingiuste del provvedimento perché chi si va davvero a punire è il figlio” l’ha definita Maria Elena Boschi, Iv. Mariastella Gelmini, Noi moderati - Centro popolare, si è anche augurata un “ripensamento operoso” su questo tema. Mentre per Debora Serracchiani, Pd, è una “norma di inciviltà”. “Le donne devono scontare la pena - ha detto - ma lo facciano in luoghi nei quali non ci rimetta il bambino che non ha alcuna colpa”. Susanna Donatella Campione, FdI, ha sostenuto di “ritenere necessario non identificare le detenute donne con quelle madri”. “Siamo aperti all’esigenza di evitare che alcune donne possano usare la gravidanza o la condizione di madre - ha aggiunto - con quella di salvaguardare i diritti del minore”.
In relazione alla questione più ampia della detenzione delle donne, Rita Bernardini, presidente dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, ha posto in rilievo “la difficoltà a usufruire di servizi che sono concepiti al maschile per quanto riguarda ad esempio lo studio, il lavoro qualificato, e anche la sanità”. “In Italia - ha aggiunto - in questo momento abbiamo solo tre istituti che sono completamente femminili. A Roma c’è Rebibbia che è il carcere femminile più grande d’Europa e che, con quasi 400 detenute, è sovraffollato. Certo, in questi istituti si cerca di fare il possibile, noi abbiamo visitato recentemente con ‘Nessuno tocchi Caino’ la Giudecca però, nonostante ci sia una lavanderia industriale e un piccolo appezzamento agricolo, i numeri sono molto bassi e, rispetto alle donne detenute, che sono più di 100, solo una ventina sono impegnate in lavori qualificati. Tutte le altre, che sono in genere estremamente povere, devono confrontarsi con la vita detentiva”.











