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di Amedeo Laboccetta*

Il Dubbio, 27 giugno 2023

Ho avuto l’onore, il privilegio e il piacere di conoscere politicamente Marco Pannella negli anni 80 a Napoli, quando insieme sedevamo nei banchi della storica Sala dei Baroni, al Maschio Angioino. Era l’epoca dei giganti. Il Consiglio comunale della terza città d’Italia si impegnava in confronti di altissimo livello. Si assisteva a cavallereschi duelli politici. Vinceva la civiltà del dialogo. Almirante, Pannella, Scotti, Di Donato, Valenzi e Chiaromonte, Giuseppe Galasso, Francesco Picardi, Francesco De Lorenzo: era una straordinaria palestra politica.

E Pannella fu sempre tra i protagonisti. Ci si divideva profondamente e duramente soprattutto sul tema droga. E ancora oggi, con gli eredi radicali di Marco, è così. Alla morte di Pannella una donna forte, vera, coerente e coraggiosa ne ha raccolto il testimone: Rita Bernardini. Ho avuto modo di conoscerla e apprezzarla sul campo. Al fronte, nel corso della sedicesima legislatura alla Camera, dal 2008 al 2013, quando insieme ci battemmo, seppur con differenti ordini del giorno, per porre fine ad anni di sperpero del pubblico danaro.

Provammo, lei portabandiera della comunità radicale, e io, orgoglioso di un nobile passato a destra e con lo sguardo ben rivolto al futuro, a bloccare tante operazioni opache. Lo facemmo con ostinazione, alla luce del sole. Soprattutto lei. Alla fine personalmente mi concentrai per l’abolizione di un Ente assolutamente inutile, la Fondazione Camera dei Deputati: inventato nel 2002 per dare un ruolo agli ex presidenti della Camera non rieletti. Un inutile strumento che nel corso del tempo ha bruciato svariate decine di milioni degli italiani. Vincemmo quella battaglia.

Oggi che non ho più tessere di partito, ho aderito con entusiasmo e convinzione all’associazione Nessuno tocchi Caino di cui Rita Bernardini è la presidente. Un sodalizio che può vantare come presidenti d’onore eminenti giuristi quali Santi Consolo, Vincenzo Maiello, Tullio Padovani e Andrea Saccucci. Nessuno tocchi Caino ha saputo andare oltre le ideologie: un mondo che la solidarietà la pratica e non la predica. Unica associazione che, quotidianamente, dona il suo impegno civile nei gironi infernali delle carceri italiane.

Da Nord a Sud. E Rita c’è. Sempre! Con la sua dolcezza, la sua umanità, la sua competenza. Nominarla Garante dei detenuti sarebbe un atto dovuto, per un Governo che crede nel merito, una scelta obbligata. Ecco perché occorre fare squadra attorno al ministro Carlo Nordio, impegnato in una riforma concreta e strutturale della giustizia, e il quale considera Rita Bernardini un tassello importante. Un interlocutore affidabile e credibile, che senza faziosità porta avanti le ragioni di una comunità spesso dimenticata. Nessun veto deve prevalere. Rita Bernardini va assolutamente insediata come Garante dei detenuti. Il tridente Bernardini, D’Elia, Zamparutti non è un fenomeno virtuale.

*Già Deputato al Parlamento per il Popolo della Libertà e componente della commissione bicamerale Antimafia