di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 agosto 2021
La restrizione dei colloqui, diventata necessaria per la pandemia, sta creando in diversi bambini delle problematiche psicologiche, molti avvocati denunciano questa discriminazione e chiedono che il divieto venga tolto. Mentre, con tutte le accortezze necessarie per proteggersi dal Covid, i colloqui in carcere sono stati ripristinati, i bambini dei detenuti al 41 bis sono ancora obbligati ad effettuarli dietro un vetro divisore. Sono passati oramai due anni da questa restrizione diventata necessaria nel periodo emergenziale, ma sta creando in diversi bambini delle problematiche psicologiche dovute dall'assenza dei contatti fisici con i propri padri reclusi in regime duro.
Nel 2009 una circolare del Dap aveva disposto l'abolizione del divisorio - Ricordiamo che in seguito alla legge del 2009 che ha inasprito il 41 bis, la circolare del Dap aveva disposto che "i colloqui del detenuto in regime di 41 bis che si svolgano esclusivamente con figli minori di anni 12 potranno avvenire senza vetro divisorio". Quindi, i minori di 12 anni possono effettuare i colloqui con i propri padri al 41 bis, potendosi abbracciare. Ciò è di fondamentale importanza per tutelare l'esigenza di affettività dei bambini nei confronti del genitore detenuto e per evitare che riportassero conseguenze psicologiche negative dovute al prolungato distacco dalla figura genitoriale. Ma, com'è detto, questa possibilità è stata sospesa a causa della pandemia. Però sono arrivati i vaccini, il mondo libero ha riacquistato la libertà di movimento con tutte le accortezze necessarie. Anche in carcere sono state allentate le restrizioni e ripristinati i colloqui con le dovute precauzioni. Ma al 41 bis tutto è rimasto ancora in sospeso.
I detenuti disposti a loro spese a far effettuare i tamponi ai figli - C'è l'avvocata Maria Teresa Pintus del foro di Sassari che segue diversi detenuti al 41 bis e denuncia questa problematica. "I miei assistiti - spiega l'avvocata Pintus - hanno comunicato di essere disponibili a sottoporre a tampone a pagamento a proprie spese per i figli; disponibilità ad effettuare la quarantena dopo il colloquio con i propri figli, ma gli viene impedito lo stesso nonostante i detenuti negli altri regimi possono fare i colloqui!".
Recentemente, per un detenuto al 41 bis del carcere Bancali di Sassari, l'avvocata Pintus ha fatto istanza alla magistratura di sorveglianza. Ebbene è arrivato il rigetto, con queste motivazioni: "Occorre considerare che la pandemia è tuttora presente nel territorio nazionale, che di recente si sono affermate nuove varianti del virus, rispetto alle quali i vaccini in uso non sempre mantengono piena efficacia".
Quindi per l'ufficio di sorveglianza è giusto mantenere il vetro divisorio tra il detenuto al 41 bis e i bambini minori di 12 anni. A pensare che il detenuto in questione, a breve, non potrà più riabbracciare la figlia visto che compirà 12 anni e quindi, per la dura legge del 41 bis, presto sarà "maggiorenne".
Gli avvocati chiedono il ripristino dei colloqui senza vetro - Un problema denunciato anche dagli avvocati Sara Peresson del Foro di Udine ed Eugenio Rogliani del Foro di Milano. Recentemente hanno inviato una lettera a diverse autorità istituzionali, a partire dal ministero della Giustizia, per chiedere il rispristino dei colloqui senza vetro divisore per i detenuti al 41 bis del carcere di Opera.
Gli avvocati hanno sottolineato che con la nota del 22 giugno scorso avente per oggetto "Monitoraggio dei casi di Covid-19 e misure da adottare anche in tema di colloqui", il Dap ha dettato le linee guida per il graduale ripristino delle ordinarie condizioni del trattamento penitenziario. In particolare, con riguardo all'ipotesi in di cui il detenuto ed il visitatore siano vaccinati o comunque quest'ultimo disponga di altri titoli idonei per accedere alla certificazione verde, il Comitato Tecnico Scientifico si è detto favorevole ad aumentare il numero dei colloqui e a consentire il contatto ravvicinato tra detenuti e visitatori, anche senza mezzi divisori, purché siano indossati i dispositivi di protezione individuale. Gli avvocati Peresson e Rogliani sottolineano che queste disposizioni sono state recepite per i detenuti "ordinari", ma denunciano il fatto che per i 41 bis nulla è cambiato. Di fatto, si tratta di una discriminazione, senza tener conto del diritto all'affettività dei bambini. In sostanza, stanno pagando una colpa non loro.
"Maggiorenni" con 6 anni di anticipo e costretti agli incontri in "acquario"
All'età di 12 anni diventano "maggiorenni" i figli dei detenuti al 41 bis. Parliamo di una delle restrizioni che avvengono al carcere duro. Infatti, per i colloqui visivi con i figli minori, in seguito alla legge del 2009 la circolare del Dap aveva disposto che "i colloqui del detenuto in regime di 41 bis che si svolgano esclusivamente con figli minori di anni 12 potranno avvenire senza vetro divisorio, in sale colloquio munite di impianti di videoregistrazione (con ovvia esclusione del sonoro) e che, nel caso di colloqui con più persone, il colloquio senza vetro divisorio sarà limitato ai soli figli minori di anni 12, e non eccederà della durata complessiva del colloquio".
A 12 anni, dunque, il figlio risulta "adulto" e il colloquio deve essere effettuato tramite vetro divisorio. Però prima della legge del 2009 che inasprì il regime speciale, la restrizione era diversa: c'era la possibilità di effettuare una parte del colloquio visivo con i figli minori di anni 16 senza il vetro divisorio, per tutelare l'esigenza di affettività dei bambini nei confronti del genitore detenuto e per evitare che riportassero conseguenze psicologiche negative dovute al prolungato distacco dalla figura genitoriale.
Ora però, quando il bambino raggiunge il dodicesimo anno di età, il colloquio avviene come il resto degli adulti: si svolge in un locale di solito molto piccolo, una sorta d'acquario col vetro divisorio fino al soffitto, telecamera, citofono per parlare con la madre o il padre detenuto. Poi ci sono le stanze senza vetro divisorio che servono per i dieci minuti di colloquio consentiti ai figli minori di 12 anni: non hanno il vetro fino al soffitto ma un bancone che consente il contatto fisico comunque sottoposto a videoregistrazione da parte di una telecamera.
Stando ai racconti tratti dal primissimo libro inchiesta sul 41 bis scritto a quattro mani dai radicali Sergio D'Elia e Maurizio Turco, in queste sale si verificano di solito le scene più penose: bambini in tenera età che - staccati dalla madre che non può accompagnarli - piangono, urlano, scappano dal padre che non hanno mai visto o non riconoscono più dopo tanti anni. Sono diffusi, infatti, i casi di figli minori di detenuti in 41 bis che sono sottoposti a trattamenti psicoterapeutici. Ora, da due anni, a causa della pandemia, anche i bambini minori di 12 anni sono costretti a fare un colloquio dietro "l'acquario", il vetro divisore. Mentre i colloqui sono stati rispristinati con le dovute accortezze, per i 41 bis tutto è rimasto invariato. Il trauma psicologico della pandemia, le inevitabili restrizioni, hanno riguardato anche il mondo libero. Soprattutto i bambini. Un doppio trauma per quelli che da due anni a questa parte non riescono ad abbracciare i propri genitori detenuti.










