di Eleonora Martini
Il Manifesto, 2 ottobre 2026
Nell’istituto Don Bosco “condizioni terrificanti e disumane, peggio di Sollicciano”. Protesta rientrata senza l’uso della forza. La destra specula sugli stranieri reclusi. La rivolta scoppiata mercoledì sera nel carcere Don Bosco di Pisa e trasmessa in diretta Tik Tok da un gruppo di detenuti albanesi offre ai partiti della maggioranza un nuovo pretesto per sfidarsi sul terreno “vannacciano” della remigrazione e rilanciare il progetto di legge presentato a luglio da FdI alla Camera sul rimpatrio forzato degli stranieri condannati perché scontino la pena nei propri paesi d’origine. Questa volta, a differenza di altre occasioni strumentalizzate da certe sigle sindacali della polizia penitenziaria, la protesta di pochi individui è davvero sfociata in una rivolta generalizzata che ha coinvolto l’intera sezione riservata ai detenuti in attesa di giudizio. Ad innescare la miccia sarebbe stata la scoperta in alcune celle di “cimici” collocate dalla procura di Pisa nell’ambito di un’inchiesta per reati di droga. Tirati fuori i telefonini nascosti, i detenuti hanno postato la sommossa in diretta sui social, seguita da migliaia di utenti. In poco tempo tutto il reparto dove sono stipate circa 60 persone è stato trascinato nel caos. L’intero istituto ha vissuto ore drammatiche, durante le quali - secondo la testimonianza della garante dei detenuti di Pisa, Valentina Abu Awwad, arrivata sul posto in piena notte - “un detenuto con problemi psichici ha perfino ingoiato una lametta e ha tentato il suicidio impiccandosi, fortunatamente salvato”.
Il tutto si è risolto ieri, all’alba, senza neppure l’uso della forza da parte del Gio, il “braccio armato” della polizia penitenziaria istituito un paio d’anni fa contestualmente alla nuova fattispecie introdotta con il pacchetto sicurezza di Nordio. Le forze speciali sono arrivate sul posto ma, dopo ore di trattative gestite anche dalla direttrice del carcere Alice Lazzarotto, e dopo l’intervento di altri mediatori tra i quali la Garante Abu Awwad, la sommossa è rientrata senza feriti. Il nuovo reato di “rivolta carceraria” però questa volta sarà probabilmente usato come capo d’accusa a carico dei quattro detenuti individuati come promotori, arrestati e trasferiti. Rischiano per questo fino a 8 anni di reclusione in più. A causa degli “ingenti danni” riscontrati dal Dap nella sezione interessata, altri 10 detenuti sarebbero in via di trasferimento.
La protesta ha trovato terreno fertile nelle condizioni di degrado dell’istituto, dove il sovraffollamento (circa 300 detenuti, tra il maschile e il femminile, in 199 posti) è peggiorato dopo la chiusura di 7 sezioni del carcere di Sollicciano. Secondo l’Osservatorio Antigone Toscana, le condizioni strutturali e igienico-sanitarie dell’istituto di Pisa sono “terrificanti e disumane, in questo momento forse peggio di Sollicciano”, afferma il presidente Enrico Vincenzini. “Nelle carceri manca tutto. In queste condizioni tutto è possibile e qualsiasi pretesto può scatenare una reazione”, commenta il Garante regionale della Toscana Giuseppe Fanfani che chiede al governo di “adottare misure per ridurre l’affollamento e a rendere le carceri vivibili ed utili al reinserimento sociale. Altrimenti, sono soldi e tempo buttati via sul falso altare della sicurezza formale”.
Dalle parti della maggioranza di governo però la priorità è un’altra: la partita si gioca a tutta destra, sul terreno sporco della rincorsa a chi la spara più grossa sui migranti. Cosicché da FdI riparte il pressing sulla pdl che prevede il trasferimento nei paesi d’origine degli immigrati extra Ue con condanne definitive superiori a un anno come “modalità ordinaria di esecuzione della pena”. “Al Don Bosco c’è una delle più alte concentrazioni di detenuti stranieri della Toscana, quasi il 60% - afferma il vicepresidente del Consiglio regionale Petrucci, FdI - La strada da seguire quindi è anche quella di accelerare le espulsioni degli immigrati che delinquono. Accogliamo con favore il fatto che il governo stia portando avanti la realizzazione di un Cpr nella nostra regione”. In questo ambito, il Garante nazionale dei diritti dei detenuti ha pubblicato ieri i dati aggiornati del monitoraggio dei rimpatri forzati: “Tra il 28 settembre 2024 e il 30 settembre 2026 - vi si legge - sono state monitorate 94 operazioni di rimpatrio forzato, che hanno coinvolto 1200 cittadini stranieri. Rispetto al precedente aggiornamento, al 30 giugno 2026, il numero complessivo delle operazioni monitorate è aumentato del 64,9%. Le principali destinazioni dei voli monitorati sono state l’Egitto, con 530 persone rimpatriate e la Nigeria, con 403 persone rimpatriate”. Unica raccomandazione da parte dell’authority: “L’opportunità della presenza di mediatori culturali nelle operazioni di rimpatrio forzato”.









