di Fulvio Fulvi
Avvenire, 2 luglio 2023
Dietro le sbarre ancora violenze, risse, tentate rivolte e aggressioni. La carenza di personale e il caldo dei giorni scorsi hanno fatto salire la tensione nelle carceri italiane, soprattutto in quelle più sovraffollate. È allarme sicurezza: gli agenti di polizia penitenziaria sono sempre più spesso vittime di vessazioni e atti di sopraffazione, tra i reclusi crescono intemperanze, gesti di ribellione e suicidi, arrivati a 34 dall’inizio dell’anno.
A Regina Coeli, il principale istituto di pena romano, il clima è diventato incandescente: dopo la mega zuffa di domenica che ha coinvolto una cinquantina di detenuti, molti dei quali armati di bastoni e spranghe, ieri mattina diversi carcerati hanno scavalcato il cortile passeggi per entrare nello spazio limitrofo e prendere a botte i compagni della VII sezione durante l’ora d’aria.
Nel frattempo altri detenuti hanno gettato stracci incendiati sull’immondizia e su materassi abbandonati in un magazzino provocando un incendio che si è propagato fino alle lavanderie. Sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. “È stata una giornata di follia e la situazione degenera di giorno in giorno”, commenta il segretario del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) del Lazio, Maurizio Somma, il quale ha denunciato anche due gravi aggressioni contro agenti, sempre ieri nel penitenziario trasteverino dove il tasso di sovraffollamento supera il 150%.
“Un detenuto, dopo aver discusso animatamente conta moglie ai colloqui, una volta uscito dalla saletta nervoso e agitato - racconta il sindacalista - senza alcuna ragione ha colpito con un pugno al volto un assistente di polizia penitenziaria che si trovava nel corridoio provocandogli la frattura della mandibola e 30 giorni di prognosi”. Poche ore dopo un altro agente è stato assalito da un detenuto armato di un coltello rudimentale senza riuscire, però, per fortuna, a ferirlo. Nella Casa circondariale di Cassino, in provincia di Frosinone, invece, un detenuto di nazionalità egiziana, in uno scatto d’ira si è scagliato contro un sovrintendente prendendolo ripetutamente a schiaffi e causandogli lesioni al viso.
Il recluso si era fermato davanti al cancello del suo reparto rifiutandosi di rientrare in cella, il sottufficiale ha cercato di convincerlo ed è stato aggredito. Un fatto simile era avvenuto, nella casa di reclusione di Cassino, appena 20 giorni fa. Al “Lorusso e Cutugno” di Torino un recluso italiano ha dato fuoco alla sua cella e tre agenti intervenuti per mettere in salvo i detenuti della sezione sono rimasti intossicati e trasportati in ospedale.
E, ancora, venerdì sera un detenuto del carcere di Arghillà, a Reggio Calabria, ha tentato di impiccarsi con il filo della televisione ma è stato salvato grazie al tempestivo intervento degli agenti di polizia penitenziaria. Sull’emergenza carceri, il primo presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, intervenendo a un convegno a Firenze, ha sottolineato che “la restrizione della libertà personale mediante la custodia in carcere deve costituire l’extrema ratio” e “che sono possibili nuove e diverse forme di collaborazione tra autorità giudiziaria, istituzioni penitenziarie, servizi sociali per avviare percorsi rieducativi e di effettivo reinserimento sociale, e che ogni persona ha diritto alla speranza”.









