di Alfonso Raimo
huffingtonpost.it, 15 luglio 2025
Intervista con l’ideatore della proposta cui ha aperto il presidente del Senato: uno sconto di pena aumentato e retroattivo per i detenuti che si sono comportati bene. “La mia proposta sarà modificata per venire incontro alle esigenze di tutti i partiti. L’importante è farla alla svelta”. Per ora il no solo da Lega e M5S. È possibile un’intesa tra tutte le forze politiche - con l’eccezione dei Cinque Stelle - per una misura di clemenza che consenta di alleggerire il sovraffollamento nelle carceri. “Ora si può fare. Basta solo un po’ di coraggio”, dice Roberto Giachetti, deputato di Italia viva e padre della proposta alla base del provvedimento. “Non ne faccio una questione personale. Ai partiti dico: togliete il mio nome, chiamatela come vi pare, pure legge Pippo, e modificatela. Ma l’importante è che si faccia, perché la vita nelle carceri italiane è al limite”.
Roberto Giachetti, cominciamo dall’inizio: in cosa consiste la sua proposta?
La parte su cui si sta ragionando prevede l’ampliamento della legge Gozzini attualmente in vigore, per un periodo di tempo limitato di due anni, ma con effetto retroattivo. Per questo si parla di liberazione anticipata “speciale”. Spiego: la legge in vigore prevede che se un detenuto ha avuto un comportamento virtuoso in carcere, ha diritto a uno sconto di pena di 45 giorni ogni sei mesi di detenzione. Io propongo che si portino a 75 giorni, ma che questo sconto di pena sia calcolato in modo retroattivo. Io propongo di dieci anni. Questo regime verrebbe applicato solo per due anni e solo per chi è detenuto in questo lasso di tempo. Questa è la mia proposta. Ma, ripeto, sarà corretta per consentire a tutte le forze politiche che vogliano farlo di aderire. L’importante è che si faccia.
Avete una stima di quante persone detenute potrebbero lasciare il carcere?
Dipende da come si disegna la norma all’esito della mediazione. Ma si tratta di diverse migliaia di detenuti. Il principio base è che è il potenziamento per due anni di una legge già in vigore. È essenziale che lo sconto di pena venga calcolato in modo retroattivo, perché altrimenti non ottieni l’effetto di alleggerire il sovraffollamento che già c’è. Se lo calcoli d’ora in avanti, risponderai a una necessità futura, ma non a una emergenza presente.
Lei ha parlato di una mediazione tra i partiti. A che punto siete?
Ci siamo trovati sabato ospiti di un laboratorio di Rebibbia organizzato da Nessuno tocchi Caino. Lì abbiamo valutato la disponibilità di un vasto arco parlamentare, con la sola eccezione del Movimento 5 stelle. L’interessamento e la moral suasion del presidente del Senato Ignazio La Russa costituiscono un fatto nuovo, perché assicurano il sostegno di Fratelli d’Italia o almeno di una sua consistente parte. Non a caso a quell’incontro c’erano Marco Scurria di FdI, ma anche Simonetta Matone della Lega, Andrea Orsini di Forza Italia, Walter Verini del Pd, Maria Elena Boschi ed io per Italia Viva, Valentina Grippo di Azione. Anche Avs, che non c’era, ha aderito con Devis Dori. Visto che La Russa assicura il suo sostegno, ed è il sostegno della seconda carica dello Stato ma anche di una influente personalità di Fratelli d’Italia, abbiamo pensato che si possa recuperare la mia proposta, modificandola per poi farla partire dal Senato con le firme di tutti i partiti. Si valuteranno modifiche, a cominciare dalle forze di maggioranza, che hanno il terrore di misure svuotacarceri, come l’amnistia e l’indulto. Quanto al nome, io ho proposto che si chiami legge Nessuno tocchi Caino. Togliere il mio nome farà piacere a molti, anche fuori dal centrodestra…
Quali modifiche potrebbero esserci?
A La Russa preme che non ci si fermi al requisito della buona condotta, condizione prevista dalla Legge Gozzini. Con ogni probabilità si richiederà nel testo che le persone non abbiano avuto il benché minimo atteggiamento non virtuoso o violento, anche laddove sia stato considerato compatibile dai magistrati con la buona condotta. Ci sarà una specifica che escluda qualsiasi tipo di aggressione nei confronti della polizia penitenziaria. Altre modifiche riguarderanno il tempo previsto per l’applicazione retroattiva. Io chiedevo 10 anni, ma probabilmente si arriverà a 5 anni, a cominciare dal 2020 in poi, nel calcolare lo sconto di pena. Anche i giorni di pena scontati cambieranno, la mia proposta prevedeva 75 giorni. Si potrebbe arrivare a 70 giorni ogni sei mesi. Su tutto questo influirà la mediazione.
La sua proposta nel 2024 è stata rinviata e in qualche modo affossata al momento del voto. Cosa assicura che stavolta andrà diversamente?
L’anno scorso la maggioranza ha motivato il rinvio in commissione con il fatto che era stato fatto un Decreto Carceri, che oltre a istituire un commissario e parlare di ricostruzione, sul piano materiale dell’emergenza non ha fatto nulla. Il modo in cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio intende affrontare l’emergenza carceri è del tutto velleitario. Ora però si sta creando una condizione nuova. Oltre ai richiami del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, c’è il sostegno di La Russa e del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli. La speranza è che essendosi mosso il presidente del Senato, questo possa comportare che il governo non si opponga. Che rispetto all’anno scorso ci sia una situazione più leggera, perché Giorgia Meloni lascerà libere le forze politiche di aderire a un’iniziativa parlamentare e non vorrà intestarsi un’iniziativa di governo, magari con un decreto. Insomma c’è una speranza più concreta e il merito è indubbiamente del presidente La Russa.
Le altre forze di maggioranza come la prenderanno?
Basta un po’ di coraggio. Mi risulta, ad esempio, che nella Lega sia sia aperta una riflessione, com’è normale che sia. D’altro canto anche io ho firmato i loro referendum sulla giustizia. Forza Italia propone la riforma della custodia cautelare? Benissimo. Io sono d’accordo, ma quella vale per il futuro, cioè per chi entrerà in carcere, non per chi ci sta già. Ma in ogni caso mettiamoci pure quella. L’importante è che si vada verso un alleggerimento dell’affollamento in carcere.
Se non si riesce ad approvare la liberazione anticipata speciale, che estate vivono le persone detenute?
Facciamo tutti finta di non vederlo, ma ormai negli istituti di pena c’è una rivolta al giorno. Umanamente i detenuti non ce la fanno più. Ci sono carceri, in Lombardia e in Puglia ad esempio, in cui il tasso di sovraffollamento è del 220-230 per cento. Questo rende impraticabile qualsiasi funzione interna, dagli psicologi, all’agenzia penitenziaria, agli assistenti. Se poi ci si mette la carenza di agenti, hai situazioni in cui i detenuti per 18 ore restano in cella, senza potere uscire neppure per l’ora d’aria. In queste condizioni anche gli animali si imbestialiscono. E rispetto allo scorso anno, il governo ha approvato il reato di resistenza passiva, che può complicare ulteriormente il quadro. A Marassi è già stato applicato a quelli che sono saliti sui tetti per protestare quando un ragazzo è stato sottoposto per tre giorni a torture e violenze. È stato applicato a comportamenti non aggressivi nei confronti degli agenti. Per il solo fatto della protesta. Lo cito per dare l’idea di quanto possa diventare esasperante la detenzione in queste condizioni.











