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di Thomas Bendinelli

Corriere della Sera, 25 luglio 2026

Il Prof. Carlo Alberto Romano: “La legge prevede forme di pena alternative per gli ultra settantenni, ma sono esclusi diversi reati, fra cui quello per cui è stato condannato Roggero”. Il gioielliere Mario Roggero, condannato a 14 anni e nove mesi di detenzione per l’omicidio di due persone e il ferimento grave di una terza, che avevano tentato una rapina nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, ha 72 anni. Tra le molte cose dette a riguardo, spesso a sproposito, c’è anche quella secondo cui sarebbe troppo anziano per finire in carcere. Roggero non è, naturalmente, l’unico settantenne detenuto in Italia. A Verziano ricordano ancora il caso di una donna ultraottantenne condannata e le ultime statistiche diffuse dall’associazione Antigone raccontano di una popolazione carceraria che invecchia progressivamente. Una tendenza che riguarda anche Brescia. A Canton Mombello il tasso di affollamento ha raggiunto il 210 per cento. Secondo Antigone, nel 2025 gli ultrasettantenni detenuti in Italia erano 1.348, contro i 1.238 del 2024. Più di duecento si trovano negli istituti lombardi. Nel 2005 gli over 70 rappresentavano lo 0,6 per cento della popolazione carceraria, oggi sono oltre il 2 per cento. 

Complessivamente, gli over 50 sono quasi il 30 per cento dei detenuti, contro il 13,9 per cento di vent’anni fa. “Quello degli anziani in carcere è un fenomeno abbastanza nuovo - osserva Carlo Alberto Romano, presidente dell’associazione Carcere e Territorio e docente di Criminologia all’Università degli Studi di Brescia. Il carcere non ha mai avuto una presenza così significativa di persone anziane. Oggi aumentano al ritmo di circa un centinaio all’anno e questo crea difficoltà crescenti”. Il problema è innanzitutto fisico. “Il corpo invecchia e il carcere non è un ambiente idoneo ad accompagnare questo processo. Ci sono poi fragilità relazionali: una persona anziana può diventare oggetto di vessazioni da parte della popolazione più giovane”. Non mancano, però, episodi di solidarietà, “come detenuti che si prendono cura di persone con patologie gravi”. 

Secondo Antigone, circa l’80 per cento dei detenuti anziani soffre di patologie croniche. Un sistema penitenziario già alle prese con il sovraffollamento deve così affrontare bisogni sanitari e assistenziali sempre più complessi. La legge prevede per gli ultrasettantenni la possibilità di accedere a forme alternative alla detenzione, ma “sono esclusi diversi reati, tra cui quello per cui è stato condannato Roggero”, spiega Romano. Sul caso del gioielliere piemontese, il criminologo bresciano invita però a non confondere il piano umano con quello giudiziario. “È una persona che ha commesso un reato ed è stata condannata. Mi auguro che la sua detenzione sia breve, ma quando si commettono reati bisogna fare i conti con le conseguenze”. Il riferimento va anche a una vicenda bresciana di una decina di anni fa, quando a Serle un uomo uscì di casa imbracciando un fucile e uccise una persona che aveva tentato di rubare nella sua abitazione. “Anche allora ci fu un grande levare di scudi. Ma aveva commesso un reato”.

Romano invita così a interrogarsi sull’utilità stessa della detenzione e sulla possibilità di ricorrere all’esecuzione penale esterna. Una discussione che ha alimentato anche una provocazione: la rivista Contropiano, a proposito dell’ipotesi di grazia per Roggero, ha evocato il caso di Cesare Battisti, condannato per quattro omicidi commessi negli anni Settanta nell’ambito dell’eversione di sinistra. Il ragionamento è volutamente provocatorio: se si chiede la grazia per Roggero perché anziano e detenuto, allora perché non concederla anche a Battisti? Il dibattito non riguarda soltanto la possibilità che un settantaduenne finisca in carcere. La domanda va oltre il singolo caso: quale utilità ha oggi il carcere, per chi lo subisce e per la società che lo finanzia?