di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 5 febbraio 2026
La stazione dei treni di Milano Rogoredo è l’ultima prima di uscire dalla città e andare verso sud. In metropolitana ci si arriva con la linea 3, la gialla. Ieri pomeriggio uno dei sottopassaggi della metropolitana è stato restituito alla città tutto colorato, con dei murales pagati da uno sponsor per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. A un chilometro e mezzo da qui si giocheranno le gare di hockey all’arena del giacchio di Santa Giulia. Titolo dei murales: “Trame di futuro”.
Quel futuro che si fatica a vedere usciti dal sottopassaggio e proiettati nella più grande piazza di spaccio di eroina e cocaina della Lombardia. Abderrahim Mansouri è stato ucciso da un poliziotto in borghese a 20 minuti a piedi da qui, in via Impastato. Il boschetto della droga di Rogoredo, per come lo avevamo conosciuto anni fa, non esiste quasi più ma lo spaccio non se n’è mai andato. Ha solo cambiato luoghi: prima si comprava e consumava tra gli alberi lungo via Cassinis, da quando quegli alberi sono stati tagliati lo spaccio si è spostato lungo la ferrovia, nelle aree verdi che costeggiano i binari, fino a via Impastato, dove Mansouri è stato ucciso, e ancora più giù fino ai comuni di San Donato, San Giuliano e Melegnano. I sindaci dei tre comuni qualche giorno fa hanno firmato un appello nel quale chiedono di non essere lasciati soli davanti a questa marea umana in cerca di droga.
Rogoredo è un tuffo indietro di quarant’anni, al consumo per strada, alle siringhe buttate nei parchetti, agli scippi per procurarsi i soldi per una dose. Per chi non abita da queste parti è un pezzo di città invisibile agli occhi dell’altra città. Un pezzo di città volutamente espulso e che oggi torna indietro presentando il conto. A Rogoredo si può morire per un’overdose, oppure travolti da un treno in corsa o con una pallottola in testa. Rogoredo non è un supermercato delle droghe, com’era stato un po’ superficialmente dipinto qualche anno fa. Qui non si trova di tutto, si vendono al dettaglio in particolare eroina e cocaina a prezzi stracciati: 20 euro al grammo l’eroina, 60 la cocaina. Si vende qualsiasi dose, anche il decimo di grammo di eroina a 2 euro.
E si consuma prevalentemente qui, buttati di fianco ai binari dove sfreccia l’alta velocità. Ai tempi di Expo 2015 si stimavano tra le 500 e le 800 persone al giorno che arrivavano a comprare droga. Dopo il taglio degli alberi del boschetto nel periodo del Covid, lo spaccio si è spostato anche in altri boschi della Lombardia, principalmente tra Varese e Como, e i numeri dei tossicodipendenti sono un po’ diminuiti rispetto a dieci anni fa: 400, 500 persone al giorno. A fare riduzione del danno e dare una prima assistenza sanitaria ci sono alcuni operatori e realtà come la cooperativa Lotta all’Emarginazione o il team coordinato da Simone Feder della Casa del Giovane. La maggioranza di quelli che vanno a Rogoredo a comprare eroina o cocaina hanno bisogno di vestiti puliti, garze mediche, disinfettante, coperte. Serve medicare il pus che esce dalle ferite, servono siringhe pulite, lacci emostatici, acqua.
Durante la pausa pranzo si possono trovare anche lavoratori perfettamente mimetizzati tra i pendolari. La regione Lombardia guidata dalla destra ha sempre voltato le spalle a questa emergenza sanitaria, agitando solo quella legata ai furti e alle aggressioni. Il comune di Milano ha cercato di intervenire sulle materie di sua principale competenza, come urbanistica e territorio, promuovendo la riqualificazione dell’ex boschetto e organizzando attività sociali. Ma quando non scorre il sangue, Rogoredo resta un luogo lontano e invisibile.
Nei giorni successivi all’omicidio di Abderrahim Mansouri la routine della droga ha ripreso a muoversi zoppicante, tra le telecamere dei giornalisti e le volanti della polizia. Chi ha bisogno di eroina non può farne a meno, da qualche parte la deve recuperare, e così è ripartita la processione verso le tende e i tavolini improvvisati dove si vendono le dosi. Di quel tardo pomeriggio di lunedì 26 gennaio, quando Mansouri è stato ucciso, la voce che gira è che il 28enne marocchino non avesse in mano la pistola (martedì l’esame delle impronte) e che la regola numero uno di ogni spacciatore è: se vedi un poliziotto scappa. La ricerca della verità è solo all’inizio.









