di Francesco Salvatore
La Repubblica, 28 gennaio 2021
Novanta contagiati fra i detenuti, di cui cinque ricoverati in ospedale. Un agente della penitenziaria di 50 anni che si è tolto la vita due giorni fa mentre si trovava nel suo appartamento in quarantena. Un'altra decina di agenti a casa perché trovati positivi e altri venti in isolamento fiduciario. È il quadro drammatico di Rebibbia nuovo complesso, di per sé già grave dai numeri del sovraffollamento pressoché endemico - 1.400 detenuti su 1.163 regolamentati.
Rispetto alla scorsa settimana sale di venti unità il numero delle persone contagiate. Tre reparti sono in quarantena: non si esce dalle celle nemmeno per l'ora d'aria. Quanto alla ricaduta sulla Giustizia, la difficoltà di trasportare chi ha il Covid in tribunale, o di trovare stanze in carcere per le videoconferenze, è alta.
Risultato: i processi vengono rinviati, come per gli omicidi del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega e per quello di Luca Sacchi. Tutto è cominciato dopo Natale nel reparto G12, quello dell'alta sicurezza, quando alcuni detenuti si sono sentiti male. Sono scattati i tamponi e rilevate la positività ma la curva epidemica si è impennata. A quel punto sono partiti i tamponi a tappeto su tutta la popolazione carceraria.
La scorsa settimana i contagiati erano 70, ieri 90. Sono stati sistemati tutti all'interno di un reparto ad hoc, il G9, lasciato libero perché in manutenzione: quindi infissi vecchi e intonaco rovinato. "Ci sono problemi anche nelle sezioni da cui arrivano i detenuti - chiosa il Garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia - perché gli altri devono essere messi in quarantena, ma gli spazi non ci sono". Di conseguenza i detenuti- contatti diretti da Covid sono obbligati a restare in isolamento nella cella in cui si trovano. Al momento sono tre i reparti in quarantena: G9, G11, G12. "È necessario programmare una campagna vaccinale", aggiunge Anastasia.
Le visite faccia a faccia coi parenti sono sospese da marzo 2020, a parte il periodo estivo. Come le attività: scuola, sport e teatro. "Faccio un appello alla magistratura per valutare i casi di incompatibilità e tutte le liberazioni anticipate. Come le misure alternative al carcere anche in fase cautelare", commenta il Garante dei detenuti di Roma Gabriella Stramaccioni.
"Il problema Covid è stato sottovalutato dall'amministrazione. Da noi non esiste distanziamento sociale - spiega Donato Capece, segretario del sindacato della penitenziaria Sappe - il nostro collega che si è suicidato non aveva dato alcun segno prima: il padre era morto da poco, lui aveva il Covid. Forse è stato un mix di stress correlato al lavoro e all'isolamento".











