sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Michele Marangon

 

Corriere della Sera, 8 febbraio 2015

 

Su "Dietro il cancello" debutta l'ex presidente della Regione Sicilia condannato in via definitiva a sette anni per favoreggiamento di Cosa Nostra.

È nato "Dietro il cancello", un giornale scritto dai detenuti di Rebibbia. Tra di loro anche un redattore d'eccezione che debutta con due articoli: è Salvatore Cuffaro, l'ex presidente della Regione Sicilia in carcere dal 2011 perché condannato in via definitiva a 7 anni per favoreggiamento aggravato di Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio nell' ambito del processo "Talpe alla Dda".

Aiutare i carcerati a voltare pagina, anzi a scriverne una nuova. È questo il senso di un giornale confezionato 'dietro le sbarrè, nel luogo dove tutto acquisisce un significato diverso, anzi il vero significato. E allora una parola, un'esperienza nuova, il mettere in fila i periodi di un articolo che leggeranno in molti, si trasformano di colpo negli strumenti per costruire una libertà interiore che vale più di tutto se la vita ti ha portato ad avere come temporaneo indirizzo quello di un carcere. Che non è mai un bel posto.

Non chiamatelo "giornalino", sarebbe riduttivo. Perché "Dietro il cancello", mensile curato dai detenuti dei reparti G8 e G12 del carcere romano di Rebibbia ( nuovo complesso), è molto di più: rappresenta la speranza dei reclusi di comunicare con l'esterno, di imparare - nel novero delle tantissime attività professionali che già si svolgono dentro la struttura - anche i rudimenti di un mestiere non propriamente manuale come quello del giornalista. Rappresenta la scommessa di rieducare attraverso la libertà di espressione, nel rispetto di quelle regole che la scrittura e la comunicazione impongono.

Il numero zero di "Dietro il cancello", diretto dai giornalisti professionisti Federico Vespa e Giovanna Gueci, è in realtà il ritorno di una esperienza nata diversi anni fa, ed oggi tornata alle stampe grazie al rinnovato impegno dei volontari dell'associazione "Gruppo idee", presieduto da Zarina Chiarenza, che oltre al giornale sta portando avanti altre iniziative come il laboratorio sartoriale rivolto elle detenute con marchio "Nero luce - made in Rebibbia" o la squadra di rugby del carcere di Frosinone, oppure la rappresentativa di calcio composta da agenti di penitenziaria e reclusi di Rebibbia.

Alla presentazione coordinata dal giornalista Rai Domenico Iannaccone, svoltasi il 6 febbraio presso la sala università della struttura penitenziaria ( sono sessanta i detenuti attualmente iscritti ad un percorso universitario) hanno partecipato il direttore del nuovo complesso di Rebibbia Mauro Mariani, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, il giudice Ferdinando Imposimato, il consigliere regionale Giuseppe Cangemi, il giornalista Bruno Vespa.

Il primo numero è stato stampato in tremila copie e punta ad una ampia diffusione in tutte le realtà vicine al mondo carcerario e giudiziario. Ma questo è solo l'inizio di un percorso che vuole essere duraturo e coinvolgente delle altre realtà carcerarie laziali.

"Il progetto editoriale - dice Giovanna Gueci - affidato a soggetti ristretti, con pene relativamente lunghe da scontare, tenta di realizzare innanzitutto una riflessione sulla oggettiva "interruzione di comunicazione" con la collettività a causa del reato e sulla necessità che tale rapporto possa essere ripristinato solo attraverso l'impegno ed il confronto costante tra carcere e società civile. Persone limitate negli spazi fisici e mentali sono alle prese con un lavoro di gruppo, sistematico e da "esportare", che impone un ripensamento del tempo e del linguaggio".

Si legge negli occhi dei redattori (vietato intervistarli in mancanza la dovuta sfilza di autorizzazioni ministeriali) tutto l'orgoglio di aver creato un prodotto dignitoso e profondo, ricco di contenuti che raramente trovano spazio nei media.

Il giornale, infatti, apre con il titolo "Se un detenuto vale otto euro", relativo alla frettolosa ed inapplicata legge italiana sul risarcimento per le detenzioni condotte in regime di tortura (il riferimento è alla sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti dell'uomo), mentre sempre in prima balza all'occhio la firma di Salvatore Cuffaro.

Proprio lui, Totò l'ex presidente della Regione Sicilia che sta scontando sette anni di reclusione dopo la condanna per favoreggiamento mafioso. Oggi detenuto modello, conta di tornare uomo libero tra dieci mesi. Nelle pagine interne un suo pezzo sulla privazione della libertà vissuta in maniera disumana nelle carceri italiane.

"La stampa deve occuparsi ordinariamente del pianeta carcere e non solo nelle occasioni straordinarie - ha sottolineato nel suo messaggio di apertura il direttore Mauro Mariani - poiché la detenzione rappresenta un problema per tutta la società civile. È uno stato che deve necessariamente aprirsi all'esterno e rappresentare una speranza in più rispetto a ciò che è accaduto fino ad oggi. Questa iniziativa è un'ottima occasione per favorire questa apertura e questa conoscenza".

Uno sforzo di apertura incoraggiato anche dal sottosegretario Ferri: "Ammetto che prima del mio attuale incarico, per essere stato giudice penale ma mai magistrato di sorveglianza, conoscevo poco il carcere. Da quando me ne occupo direttamente, ho scoperto un mondo nuovo che ha necessità di cure organiche. La società è divisa tra chiedere sicurezza, certezza della pena, oppure essere alle prese con un buonismo che non tiene conto della realtà. Ecco perché il giornale è benvenuto ed apprezzato per quanto riuscirà a trasmettere anche a chi non è ristretto".

Imposimato: "Riformare il codice penale" Preoccupato dell'uso dei media il presidente Ferdinando Imposimato: "Il carcere non è ben compreso all'esterno e il processo televisivo è un danno enorme poiché si condanna una persona appena indagata, o appena all'atto della denuncia. E questa prassi non è propria di uno Stato civile. Vorrei che il governo metta mano al codice penale utilizzando il prezioso lavoro fatto dalle commissioni negli anni, come quella Pagliaro o quella presieduta dal giudice Nordio. Si tratta - spiega Imposimato - di riuscire a punire finalmente i reati realmente gravi e di allarme sociale come i disastri ambientali (spesso invece prescritti) e evitare carcerazioni in presenza di pene al di sotto dei tre anni, che rappresentano invece il 90 per cento delle condanne della popolazione detenuta".

"Noi giornalisti abbiamo una grave responsabilità - non ha mancato di far notare Bruno Vespa - Il carcere si racconta sempre male. Sono sempre stato dell'idea che il 41 bis vada abolito, poiché una cosa è la sicurezza e un'altra è il rispetto dei diritti umani. Stessa posizione la mia sull'ergastolo, che deve essere immediatamente cancellato dal codice penale".

Infine, il consigliere regionale Cangemi ha promesso sostegno all'iniziativa: "Presenterò un emendamento affinché all'interno della proposta di legge regionale sul pluralismo dell'informazione siano garantiti stessi diritti e opportunità anche ai detenuti del Lazio che intendano cimentarsi con gli strumenti di comunicazione. Un bell'esempio di come anche dal carcere si possa fare informazione".