Il Messaggero, 28 ottobre 2020
"Personalità del tutto spregiudicate". É quanto scrive il giudice per le indagini preliminari nell'ordinanza con cui ha disposto la sospensione dalle funzioni per un anno dei poliziotti. Una storia di omissioni, falsi ma soprattutto di violenza avvenuta nel carcere femminile di Rebibbia. I fatti risalgono allo scorso luglio e ora per due agenti della penitenziaria, una sovrintendente e un assistente capo coordinatore in servizio nell'istituto, è arrivata la sospensione dalle funzioni per un anno. Per i due, dopo le indagini del sostituto procuratore Giulia Guccione, l'accusa è di concorso in falso ideologico e di abuso di autorità contro arrestati o detenuti. La misura cautelare interdittiva è stata disposta dal gip di Roma: gli agenti come documentato anche dal sistema delle telecamere per la sorveglianza interna, hanno fatto uso della forza nei confronti di una detenuta, attestando in maniera falsa quanto avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 luglio scorso, riportando nella successiva relazione di servizio fatti risultati non veritieri, come l'aggressione della detenuta nei confronti della poliziotta in realtà mai avvenuta, e omettendone altri.
"Dalla valutazione del materiale probatorio acquisito emerge un quadro allarmante di condotte poste in essere dagli indagati - scrive il giudice dell'indagine preliminare nell'ordinanza - nei confronti di una detenuta con problemi psichici. In particolare, le specifiche modalità di realizzazione dei fatti contestati tenuto conto che gli indagati risultano avere avuto diverse segnalazioni e condanne disciplinari, appaiono indicative di personalità del tutto spregiudicate che giungono fino a predisporre false relazioni per coprire le proprie condotte, e portano a ritenere per tutti gli indagati un elevato, concreto ed attuale pericolo di recidivanza".
Per il giudice sussiste anche l'elevata probabilità che gli indagati possano determinare un inquinamento probatorio "considerata la realistica possibilità da parte dei due agenti, tenuto conto del contesto ambientale in cui sono maturati i fatti, di ostacolare le indagini - scrive ancora il gip - predisponendo testimonianze di comodo, o avvicinare ulteriori soggetti ancora da interrogare, oppure occultando elementi comprovanti le loro responsabilità".










