Corriere dello Sport, 14 giugno 2025
Lo sport come strumento di rinascita e riflessione: le parole del presidente del Coni Malagò e del presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport Daniele Pasquini. A Rebibbia vince la speranza: al termine di una giornata intensa, ricca di pathos, agonismo e riflessione, si è conclusa oggi, venerdì 13 giugno 2025, la prima edizione de I Giochi della Speranza. Lo sport come strumento di rinascita e riflessione, questo il cuore della manifestazione, organizzata dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e dalla rete di magistrati “Sport e Legalità”, in occasione del Giubileo degli sportivi.
Emozioni, incontri, sguardi che si incrociano dietro una rete, barriere che si abbassano, questa piccola olimpiade nella Casa Circondariale Rebibbia N.C. “Raffaele Cinotti” ha voluto portare lo sport, veicolo potente di rieducazione e speranza, oltre il suo perimetro competitivo, facendone strumento di riscatto, dignità e rinascita. E il risultato è stato straordinario.
Malagò: “Iniziativa strepitosa, importante esserci” - La giornata è iniziata alle 8.00 con la cerimonia di apertura e i saluti di rito. Daniele Pasquini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport: “Come tutte le idee folli, quella dei Giochi della Speranza è nata in condivisione con la rete di magistrati Sport & Legalità e il DAP durante le Olimpiadi di Parigi, dove presentammo il libro “Padre Henri Didon - Un dominicano alle origini dell’olimpico”. È a lui che dobbiamo il motto olimpico “Citius Altius Fortius”. Abbiamo pensato di portare i valori olimpici là dove si fa più fatica a entrare, in carcere. La spinta definitiva è arrivata con l’apertura della Porta Santa da Papa Francesco lo scorso 26 dicembre, proprio qui a Rebibbia”.
Giovanni Malagò, presidente del CONI: “Iniziativa strepitosa ed è stato importanti esserci, toccare con mano, guardare con i propri occhi, al di là di qualsiasi aspettativa. Mi è piaciuta molto l’idea di questo torneo multidisciplinare, sembra un’idea provocatoria ma è eccellente. Qui in carcere c’è grande rispetto per gli arbitri e per le regole, perché lo sport è tante cose. Il CIO è sempre stato vicino agli emarginati, agli emigrati, ai carcerati, a chi ha avuto meno fortuna. Noi siamo qui per questo e complimenti alla Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport che ha organizzato I Giochi della Speranza in occasione del giubileo degli sportivi, mandando in tal modo un messaggio che parte dal mondo cattolico e arriva a tutti”.
A Rebibbia la prima edizione dei Giochi della Speranza - Beniamino Quintieri, presidente del Credito Sportivo: “Credo che portare lo sport tra coloro che hanno perso la libertà sia uno dei modi migliori per attuare le politiche di rieducazione del detenuto, amicizia, solidarietà, rispetto delle regole, tutti i valori che lo sport incarna. Noi come Istituto del Credito Sportivo investiamo nelle infrastrutture che permettono a più persone di fare sport e avvicinarsi a questi valori.
Siamo contenti che anche nelle carceri italiane si stia prestando sempre più attenzione a questo tema. Qui a Rebibbia c’è un discreto impianto sportivo, l’auspicio è che tutti gli istituti di pena possano averne uno all’altezza, per avviare i detenuti allo sport. Investire in infrastrutture sportive ha un effetto impattante sulla società e ha un valore non solo economico ma anche sociale”. Nel suo intervento di saluto il presidente della rete di magistrati “Sport e Legalità”, il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani, ha sottolineato “il valore dell’attività sportiva all’interno del carcere come momento di educazione alla socialità”. E ancora: “Il rispetto delle regole sportive è uno dei modi in cui si manifesta la funzione rieducativa della pena”.
Un pensiero a cui si è associato anche il fondatore della rete magistrati “Sport e Legalità”, Fabrizio Basei, gip del tribunale di Velletri: “I Giochi della Speranza rappresentano un momento di incontro tra le istituzioni, il mondo carcerario e la società civile e l’inizio di un percorso da fare insieme. Il comune obiettivo deve essere quello di creare un modello da attuare in tutti gli istituti penitenziari d’Italia affinché, attraverso lo sport e i valori olimpici, si possano trasmettere anche nelle carceri, luoghi troppo spesso dimenticati e distanti dalla società, i principi di legalità e della nostra Costituzione”. In chiusura l’intervento del nuovo capo del DAP Stefano Carmine De Michele: “Lo sport livella ed è l’insegnamento migliore che si può trarre da questa iniziativa. Giocare insieme è motivo di integrazione”.
Quindi la “piccola olimpiade” ha avuto inizio, con la partecipazione di rappresentative formate da detenuti, polizia penitenziaria, magistrati ed esponenti della società civile che si sono confrontati in diverse discipline: calcio a 5, pallavolo, atletica leggera, tennis tavolo, calcio balilla e scacchi. Un momento di condivisione e integrazione che ha confermato il valore inclusivo dello sport con le quattro selezioni che si sono incontrate su un campo comune: quello del rispetto reciproco e della voglia di cambiare.
Toccanti le parole di Manuel, in rappresentanza dei detenuti di Rebibbia: “Voglio ringraziare a nome di tutti i miei compagni le istituzioni, la Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, il Dap e la direzione del carcere, che ci hanno consentito di vivere questa giornata all’insegna dello sport. Per noi è stato importante interagire, svagarci e vivere qualcosa di diverso. Un ringraziamento e un saluto particolare a tutti i miei compagni detenuti”.











