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di Rinaldo Frignani

Corriere della Sera, 27 settembre 2024

Gravi danni, un’intera sezione che potrebbe essere dichiarata inagibile, l’ipotesi del trasferimento in altre strutture carcerarie degli organizzatori dell’ultima protesta di mercoledì sera, con incendi ripetuti nell’VIII sezione, e di una parte di reclusi in sovraffollamento che a Regina Coeli sono 532 (presenti 1.160 per 628 posti disponibili). Il giorno dopo la rivolta nel carcere si contano i danni. I sindacati della polizia penitenziaria chiedono provvedimenti immediati. E anche un aumento degli agenti: mancano 149 operatori rispetto ai 480 previsti. La proposta del Comune con l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia: “L’unica soluzione possibile è chiudere il carcere, riconvertire la sua struttura e individuare soluzioni alternative, con strutture più piccole. Noi ci siamo”.

Il garante: “Qualsiasi occasioni porta subito alla protesta” - “Quanto sta accadendo a Regina Coeli preoccupa e ovviamente crea anche molta impressione perché, questo non lo dobbiamo dimenticare, succede nel centro di Roma. Ho ricevuto segnalazioni, telefonate, video, fotografie da persone che abitano lì vicino o che vi si trovavano a passare. Cose di questo genere stanno accadendo con una frequenza di una, due volte alla settimana in molti istituti della regione ma per lo più all’oscuro di tutti, trovandosi gli istituti fuori città. Ieri, al contrario, nel cuore della Capitale, se ne sono accorti tutti”. Così Stefano Anastasìa, garante dei detenuti del Lazio. “Il problema è di carattere generale - spiega - di un sistema che ha perso la bussola, in cui i detenuti evidentemente non hanno più fiducia rispetto ai loro percorsi detentivi, al fatto che, partecipando all’offerta rieducativa, possano avere una prospettiva di reinserimento. Qualsiasi occasione anche futile porta subito quindi alla protesta, ai danneggiamenti, agli incendi, ai materassi bruciati. Che poi finisce per essere l’unico modo con cui fuori dal carcere ci si accorge che ci sono anche quelli in carcere”.

Il cappellano: “I reclusi hanno conti in sospeso fra di loro” - Per padre Vittorio Trani, cappellano del carcere di Trastevere, “quanto sta accadendo è il frutto di diversi fattori, dalla struttura penitenziaria in sé, al tipo di soggetto che sta riempiendo le carceri: spesso si tratta di giovani che hanno problemi sulla strada, regolamenti di conti in sospeso tra loro. Ragazzi, uomini con la stessa vitalità che hanno nelle nostre strade, ai quali manca il senso della responsabilità, la consapevolezza del momento. E poi c’è la necessità di avere più agenti della polizia penitenziaria, per garantire maggiore ordine all’interno delle sezioni”. “È necessario rivedere la `situazione carcere´ in quanto tale - sottolinea il religioso - lavorare sulla cultura, disciplinare un po’ il discorso degli arrivi in Italia, che portano una marea di persone che poi si ammazzano nelle periferie. È un discorso molto, molto serio, che poi si riflette sul piano pratico e sulla realtà delle carceri”.

Il Sappe: “L’amministrazione non ha preso provvedimenti” - “Ancora una volta, follia e violenza nel carcere di Regina Coeli per la protesta di un gruppo di detenuti e il personale della polizia penitenziaria che aderisce al Sappe, torna a protestare con veemenza per una situazione esplosiva che era nota ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria nazionale e regionale ma rispetto alla quale nessun provvedimento era stato assunto”. A denunciarlo è Maurizio Somma, segretario per il Lazio del Sindacato autonomo polizia penitenziaria, per il quale “i colleghi, in servizio da ieri sera hanno smontato dal servizio solamente in mattinata. Per fortuna, non ci sono agenti feriti ma i detenuti hanno devastato l’intera Sezione VIII. Si tratta di eventi conseguenti a una situazione di tensione carceraria già ampiamente evidenziata dal Sappe, per altro aggravata dalla mancanza di personale: chiediamo un sopralluogo tecnico da parte del Prap e una visita ispettiva da parte dell’Asl per valutarne l’idoneità sotto il profilo dell’igiene e della sicurezza dei luoghi di lavoro”, prosegue il sindacalista.

Fns Cisl: “Danni ingenti, locali inagibili” - “La Fns Cisl Lazio ha chiesto l’autorizzazione alla visita sui luoghi di lavoro degli agenti della polizia penitenziaria nel carcere di Regina Coeli per lunedì 30 settembre. La visita sarà incentrata sulle condizioni in cui si trovano alcuni posti di servizio del Reparto 8 e ai piani dove ieri i detenuti hanno effettuato la rivolta. Da quando apprendiamo i danni sono ingenti - non dimenticando che tali ambienti sono luoghi di lavoro e certo il personale non può lavorare in luoghi non idonei”, sottolineano dalla Fns Cisl, con il segretario generale Massimo Costantino. “C’è la necessità di chiudere l’intero reparto in considerazione di ambienti di lavoro non conformi alle norme sulla sicurezza. Attualmente non vi sono più spazi, infatti, i detenuti presenti risultano 1160, rispetto ai previsti 628. Il personale della Penitenziaria risulta essere n.331, rispetto ai previsti 480, mancano 149 unità rispetto al dato del ministero della Giustizia ma i numeri son ben più alti”.