di Alessia Marani
Il Messaggero, 5 giugno 2020
Continuano le ricerche dei due evasi da Rebibbia, Lil Ahmetovic, 46 anni, croato, e Davad Zukanovic, 40 anni, di Olbia. Ma è caccia anche alla "talpa" che potrebbe avere favorito la loro fuga all'interno della casa circondariale.
Il Dap ha aperto una indagine interna, c'è da capire come mai nel carcere le fughe non siano un'eccezione, ma ormai una caratteristica. Solo tra il 2014 e il 2016 ce ne sono state ben cinque, tutte clamorose e degne di scene da film. Come, del resto, quella dei due rom con alle spalle vari precedenti per reati contro il patrimonio commessi in mezza Italia, che hanno segato le sbarre e sono saltati giù dal muro di cinta aiutandosi con una manichetta dell'antincendio usata a mo' di corda agendo indisturbati, come fossero a casa loro.
Non solo. L'allarme sarebbe stato diramato con estremo ritardo e le ricerche avviate nella tara mattinata dando ai due tutto il tempo di nascondersi e fuggire. Il Dap dovrà verificare anche il corretto funzionamento di tutte le telecamere esterne, su cui sono stati sollevati dubbi. La fuga era stata ben studiata e non a caso era stata fissata per il 3 giugno, il giorno della riapertura a tutti gli spostamenti, anche tra regioni diverse, dopo il lockdown imposto dal coronavirus: più facile muoversi e confondersi, mascherine in volto, sfuggendo ai controlli.
Ad attenderli fuori forse c'era una terza persona. I buchi sulla sicurezza di Rebibbia preoccupano specialmente se si considera che l'ala da cui sono evasi Ahmetovic e Zukanovic ospita anche i collaboratori di giustizia, alcuni dei quali di rilievo importante. Che proprio lì non siano assicurate le giuste misure preventive è un fatto che inquieta.
I sindacati avevano avuto recentemente un incontro con la Direzione proprio per affrontare temi organizzativi, perché a favorire i piani di evasione dei detenuti è soprattutto la carenza degli organici. C'è chi ha approfittato anche delle visite ambulatoriali per svignarsela, come il detenuto fuggito dall'ospedale Sandro Pertini nell'agosto scorso.
"Non viene data la giusta attenzione al fatto che nei turni di notte il personale è ridotto al minimo per le politiche errate del Ministero della Giustizia che in questi anni ha curato poco l'aspetto della sicurezza custodiate, premendo piuttosto per altri benefici che non hanno dato i frutti sperati - afferma Daniele Nicastrini, segretario generale dell'Uspp, Unione dei sindacati di polizia penitenziaria - Di fatto ci troviamo di fronte a una media di un agente ogni 100 detenuti da vigilare, senza nemmeno poterli vedere quando sono chiusi di notte se non dallo spioncino. Tutto questo significa mettere complicare e rendere difficoltoso l'operato degli stessi poliziotti".
Ahmetovic e Zukanovic hanno un profilo criminale ritenuto comunque "basso": a condurli in carcere, oltre a una lunga lista di precedenti, anche il tentativo di spacciarsi per pubblici ufficiali, con tanto di distintivo taroccato. Sarebbero dovuti rimanere dietro le sbarre fino al 2029, invece, ora si ritrovano uccel di bosco. Polizia e carabinieri stanno scandagliando campi nomadi, porti, aeroporti, le immagini delle telecamere ai caselli autostradali e lungo le principali consolari. Potrebbero avere le ore contate.










