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di Eleonora Camilli

La Stampa, 11 maggio 2024

La donna sconta una pena divenuta esecutiva dopo anni. Prossima udienza il 7 giugno. Il piccolo è stato costretto a sospendere la fisioterapia. La garante: “Si è verificato un errore. Recluso in un istituto di pena a soli 13 mesi perché la mamma deve scontare una pena per reati compiuti più di sei anni fa. L’assurda storia arriva dall’Ipm di Casal del Marmo, l’istituto per minorenni di Roma. La ragazza, che oggi ha 24 anni, tre settimane fa è entrata nel carcere con il figlio di poco più di un anno, per una pena divenuta esecutiva dopo anni. Poco importa se nel frattempo è diventata madre. E se il bambino, che ha festeggiato il primo compleanno nell’aprile scorso, con l’ingresso in istituto ha dovuto interrompere le sedute di fisioterapia a cui si sottopone.

Nel carcere, pensato per i minori, non c’è uno spazio per le neomamme né un nido, così la ragazza e il suo bambino condividono la camerata con altre detenute minorenni. Ad aggravare la situazione un pasticcio burocratico: un indirizzo sbagliato che ha rallentato la possibilità per la donna, che pure avrebbe un luogo idoneo dove stare, di accedere alla detenzione domiciliare. Ora bisognerà attendere l’udienza del 7 giugno: il magistrato di sorveglianza dovrà deciderà se comminare una misura alternativa o prevedere la sospensione della pena, che però sopra l’anno di età del bambino è un’ipotesi facoltativa.

La vicenda è sotto osservazione da parte della Garante dei detenuti di Roma, Valentina Calderone, che ha fatto visita alla ragazza e al bimbo per accertarsi delle loro condizioni. “Quella di Casal del Marmo è una struttura molto buona, la direzione sta facendo il possibile - spiega -. Certo, nessun posto carcerario è adeguato per un minore di 13 mesi. Stiamo comunque monitorando la situazione per fare in modo che in tempi rapidi si trovi una soluzione idonea. Io ho incontrato la ragazza, è un po’ spaesata, c’è stato un errore che sta rallentando il processo decisionale. Ma ci stiamo attivando per risolvere la situazione”.

Secondo l’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, sono 22 i bambini in carcere con le madri detenute. E vengono ospitati negli Icam e nelle sezioni nido di carceri ordinarie. “Noi da sempre difendiamo la norma del 1975 che permette alle mamme di avere i figli in carcere fino ai tre anni di vita - spiega Susanna Marietti, responsabile dell’area minori dell’organizzazione -. Separare madre e figlio non è il male minore. Detto questo però bisogna anche ragionare caso per caso, senza seguire facili slogan”. Per Marietti bisognerebbe aumentare i luoghi adatti alla detenzione con i minori e “mettere i soldi sulle case famiglia, che spesso hanno pochi posti” ma anche “potenziare, laddove possibile, tutte le misure alternative alla detenzione in carcere, specialmente quando è presente un bambino”.