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di Valentina Lupia

La Repubblica, 24 maggio 2022

La tesi: “Gli abissi della pena” discussa in presenza. È la prima volta che viene rilasciato un permesso per una discussione di laurea presso l’università romana. Il relatore dello studente: “Giuseppe Perrone, anche attraverso poesie, ricostruisce la sua esperienza detentiva con profondità”

Appuntamento speciale, il 24 maggio, a Tor Vergata. Alle 15 un detenuto a Rebibbia, Giuseppe Perrone, si laurea in Scienze dell’informazione, della comunicazione e dell’editoria, ma non in carcere, bensì nell’ateneo. Ha infatti avuto il permesso di discutere la sua tesi di laurea magistrale - dal titolo “Gli abissi della pena. A partire da Primo Levi” - direttamente all’interno della facoltà di Lettere e filosofia. È la prima volta che nel secondo ateneo romano a un detenuto viene concessa questa possibilità.

Il percorso che ha portato Perrone a laurearsi è è il prodotto della lunga attività del progetto di Tor Vergata “Università in carcere”: l’iniziativa relativa alla casa circondariale di Rebibbia, precisano dall’ateneo, “da oltre un decennio va oltre la sola presenza all’interno del carcere e rende accessibile alle persone recluse un’offerta formativa universitaria”.

E poi “apre necessariamente un dibattito su questioni di ordine sociale, che vanno oltre la didattica. Interrogativi sul diritto allo studio, e di conseguenza sul diritto al lavoro”.

Per il relatore dello studente speciale, il professor Fabio Pierangeli, associato di Letteratura italiana e letteratura di viaggio contemporanea, la notizia rappresenta “il momento della riconciliazione attraverso lo studio e la cultura”. Per quanto riguarda la tesi, “attraverso grandi pagine della letteratura, con un focus importante su Primo Levi, il lavoro ricostruisce la metafora della detenzione. Ma non sono solo parole: Giuseppe Perrone, anche attraverso alcune poesie, ricostruisce la sua esperienza detentiva con profondità e ironia”.