di Cecilia Capanna
ildigitale.it, 10 febbraio 2021
Il carcere di Rebibbia senza acqua per tutta la giornata di ieri mentre all'interno del penitenziario è attivo un focolaio di Covid. È successo ieri. Per tutta la giornata il carcere di Rebibbia senz'acqua mentre continua a diffondersi il Covid all'interno delle mura della Casa circondariale di Roma. I detenuti in protesta.
Perché Rebibbia senza acqua - La rottura di una conduttura sulla Tiburtina avrebbe causato la mancata erogazione del servizio Acea lasciando il carcere di Rebibbia senza acqua, oltre che una parte della zona di Ponte Mammolo. I tecnici hanno lavorato per ore e sono riusciti a ripristinare il servizio solamente alle 22 di ieri sera. L'acqua però sarebbe uscita marrone per parecchio tempo e i detenuti non hanno potuto lavarsi per tutto il giorno di ieri fino a stamattina.
La protesta dei detenuti - Per tutta la giornata i detenuti di Rebibbia senza acqua hanno protestato per non potersi lavare e per la compromissione dell'igiene di tutto il carcere dovuta alla mancanza di acqua in piena pandemia. Nel carcere infatti è scoppiato un focolaio di Covid ormai da una decina di giorni e l'igiene personale e degli ambienti è quanto mai fondamentale.
La rabbia e la paura si aggiungono alla frustrazione di non poter vedere i propri congiunti, infatti a causa della pandemia tutti i colloqui nelle carceri sono stati sospesi. Fino a qualche giorno fa erano 110 i contagiati da Covid-19 all'interno della casa circondariale di Rebibbia, 5 gli ospedalizzati e probabilmente il numero è salito. Sono aumentate infatti le sezioni che sono state chiuse. I detenuti hanno l'obbligo di indossare le mascherine quando si spostano da una sezione all'altra ma sembra che possano toglierle all'interno della propria sezione. E mentre si rende urgente e prioritaria la vaccinazione della popolazione carceraria, sembra che le mascherine fornite dall'amministrazione del carcere non siano sufficienti e che i detenuti non possano cambiarle per più giorni.
Le condizioni di vita in carcere - Il fatto di Rebibbia senza acqua si somma ai moltissimi disagi della vita in carcere. Restare chiusi all'interno di un penitenziario è una delle esperienze più traumatiche che un essere umano possa vivere. Il detenuto viene disumanizzato, la sensibilità delle persone viene violata continuamente fino a paralizzarsi, lasciando il posto a rabbia e depressione. Il carcere dovrebbe essere un luogo di recupero e invece è il luogo principe della violenza, quella fisica, quella verbale, quella psicologica. La mortificazione e la frustrazione accompagnano le giornate di persone che hanno sbagliato ma a cui non viene data l'opportunità di imparare dai propri errori. la domanda è sempre la stessa: quanto tempo ancora dovrà passare perché la società e le istituzioni mettano veramente in pratica il concetto di rieducazione?











