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di Maria Egizia Fiaschetti

Corriere della Sera, 22 novembre 2023

L’Ue ha stabilito il criterio di un posto letto ogni 10mila abitanti. Scarse anche le risorse destinate ai centri: 67mila euro l’anno in media per ogni struttura. A Roma sono soltanto una cinquantina i posti letto nelle case rifugio per accogliere le donne vittime di violenza: numeri lontanissimi dagli standard indicati dall’Ue, un posto letto ogni 10mila abitanti (su una popolazione di quasi 3 milioni dovrebbero essere 300 mentre sono appena un sesto). Un altro elemento di criticità è l’esigua disponibilità di fondi, in media 67mila euro l’anno a struttura anche a causa del meccanismo sempre più diffuso delle gare al massimo ribasso.

L’offerta sul territorio - Nella Capitale i centri antiviolenza sono una ventina distribuiti su tutto il territorio: la mappatura, aggiornata allo scorso aprile, è consultabile sul sito 1522 (il numero antiviolenza e stalking) del ministero delle Pari opportunità. Quelli gestiti dal Comune si trovano in quasi tutti i Municipi (due nel II, tre nel VII) e sono aperte dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 16, un giorno a settimana fino alle 17 con reperibilità 24 ore su 24. Tre sono state aperte nei principali atenei (Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre). Nel Lazio si contano invece 35 centri antiviolenza e 15 case rifugio. Per quanto riguarda i luoghi in grado di ospitare donne, sole o con bambini, in fuga da maltrattamenti fisici e psicologici che necessitano di protezione, supporto qualificato per riconquistare la propria indipendenza (economica e affettiva) e programmi di formazione/avviamento al lavoro, il Campidoglio dispone di tre case rifugio, sei case per la semi-autonomia e cinque appartamenti di seconda autonomia.

Gare al massimo ribasso - Sebbene Roma sia stata tra le prime in Italia (nel ‘92) a dotarsi di spazi adeguati e abbia potuto contare sulla stabilità delle risorse erogate nel tempo, non mancano le difficoltà come spiega Elisa Ercoli, presidente di “Differenza donna”: “Ogni struttura ha a disposizione meno di 70mila euro l’anno e uno dei problemi principali sono le gare al massimo ribasso: un criterio inconcepibile se si vuole garantire il lavoro di professionisti specializzati nella valutazione del rischio, oltre al counselling di psicologhe e avvocate esperte”.

Distanti dai criteri europei - Un altro aspetto sul quale Roma non è ancora allineata al benchmark comunitario è il numero di posti letto nelle case rifugio (dovrebbero essere 300, sono invece poco più di 50): 8 nella struttura di Villa Pamphilj, che però possono arrivare a 25 inclusi i bambini; una decina al Centro maree alla Magliana; 5 (più uno in emergenza) nella struttura sulla Cassia realizzata in un bene confiscato alla criminalità organizzata; 6 a Torre Spaccata con eventuale disponibilità aggiuntiva per i bambini. Vicino a Roma è attivo poi il centro di Valmontone con ulteriori 5 posti.

Nel 2023 oltre 2mila donne nei centri - Quest’anno, tra il 1° gennaio e il 30 ottobre, sono 2.026 le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza del Comune. Nelle case rifugio sono ospitate invece 102 persone (53 donne e 49 minori). Quasi il 50 per cento di quelle che hanno chiesto aiuto sono migranti, mentre è di nazionalità straniera il 40 per cento di quelle accolte in strutture residenziali. “La protezione è fondamentale - sottolinea Ercoli - ancor più dal momento che l’Italia, nel 2013, ha sottoscritto la Convenzione di Istanbul assumendosi l’impegno di tutelare le donne vittime di violenza”.

Gli investimenti - Nel frattempo, anche grazie ai fondi Pon europei (in totale 149 milioni del Piano nazionale Metro plus 2021-27), tra i 21 progetti che verranno finanziati sono previsti 6 milioni per il potenziamento dei centri antiviolenza e delle misure di contrato al fenomeno (secondo gli ultimi dati Istat nel Lazio gli accessi al pronto soccorso di donne con indicazione di violenza ogni 10mila ingressi totali sono aumentati dal 4,8 per cento nel biennio 2017-19 al 7,8 per cento nel periodo 2020-21).