sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giovanni Longo

Piazza San Pietro, 14 giugno 2025

Il lavoro oltre le sbarre per rinascere e non ricadere nel baratro. Un progetto sulle orme di papa Francesco. Nel cuore di Papa Francesco i detenuti hanno sempre avuto un posto speciale. “Perché è toccato a loro e non a me?” ripeteva quando visitava un carcere. Durante il suo pontificato non si contano le iniziative finalizzate alla inclusione di chi vive dietro le sbarre, l’ultima in ordine di tempo prima della scomparsa, la donazione di 200mila curo dal suo conto personale destinati al pastificio dell’istituto per minori Casal di Marmo di Roma: lavoro come leva per il riscatto di chi ha sta pagando o ha già pagato il suo conto con la giustizia.

Insomma, una “Seconda Chance”, nome dell’associazione che si propone di mettere in connessione aziende ed amministrazioni penitenziarie e di far conoscere alle imprese la legge Smuraglia (193/2000), norma che offre agevolazioni a chi assume detenuti ammessi al lavoro esterno. Trai vari progetti in corso, quello in collaborazione con McDonald’s ed il penitenziario di Rebibbia: “Abbiamo voluto impegnarci concretamente per dare una seconda possibilità a chi si è perso, ha avuto un percorso di vita travagliato e die si trova di fronte a un bivio: rientrare nel baratro o uscire dal tunnel”, racconta Domenico Di Carluccio, MDC Fast Food, Licenziatario McDonald’s.

“Nella cacca dei valori di McDonald’s l’inclusione è molto sentita. Con questo progetto sostanzialmente andiamo nelle carceri insieme all’associazione Seconda Chance, conosciamo detenuti che stanno per uscire e che si apprestano a ripartire. Con l’aiuto del personale degli istituti, cerchiamo di selezionare profili che riteniamo possano trovarsi bene nei nostri ristoranti, aiutandoli a iniziare una seconda vita fuori dal carcere”.

I numeri di questo progetto cominciano ad essere importanti: Seconda Chance ed i Licenziatari McDonald’s collaborano ad o con circa 30 penitenziari ed hanno formulato 50 proposte di lavoro su 40 ristoranti (fonte Seconda Chance). Il progetto è partito da circa un anno, e si sta sviluppando molto rapidamente. “Tutto è iniziato con un passaparola tra noi licenziatari” spiega Di Carluccio. Un ospite dell’istituto per minori di Casal del Marmo, lo stesso al quale Papa Francesco ha donato i suoi ultimi averi, sta per avere la sua opportunità, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo. È in Fase più avanzata, invece, il progetto gemello con il carcere romano di Rebibbia.

“Qui abbiamo già selezionato Luigi (nome di fantasia per non renderlo identificabile, ndr), 21 anni, un ragazzo che ha perso suo padre quando era molto giovane, che ha sbagliato anche per colpe non sue, cadendo nel mondo dello spaccio e che, appunto, ha tanta voglia di voltare pagina. È stato necessario un anno intero per entrare nella Fase operativa, l’iter burocratico è complesso, ma alla fine ce l’abbiamo fatta: da poco Luigi ha iniziato a lavorare nel mio locale”.

Di Carluccio racconta di essersi trovato eli fronte al bivio se raccontare oppure no ai suoi collaboratori la storia di Luigi. “È stato proprio lui a sciogliere il dubbio, dicendomi che non voleva nascondere nulla di sé ai suoi nuovi colleghi. Non potrò mai dimenticare la reazione dei miei collaboratori al suo arrivo: lo hanno fano sentire sin da subito uno della squadra. Ho visto una partecipazione emotiva talmente forte che mi ha commosso, coinvolto e spinto a proseguire nel progetto”.

Del resto, McDonald’s, in un certo senso, rappresenta già una “prima chance” per tanti giovani. “C’è chi entra nel mondo del lavoro partendo con noi. Qualcuno rimane facendo carriera, altri imboccano altri percorsi con una maggiore consapevolezza e dopo avere fatto esperienza in un contesto in cui ci sono regole, policy, gerarchia aziendale. È un’esperienza molto formativa. McDonald’s è una multinazionale che gestisce uno tra i primi 10 brand al mondo, che con i suoi ristoranti è anche molto capillare e ben radicata sul territorio.

Responsabilità, opportunità e, appunto, anche attenzione agli ultimi e inclusione”. Come nel caso del percorso pensato su misura per i detenuti, ma non solo. “Siamo impegnati anche in progetti con ragazzi diversamente abili, persone speciali che rappresentano un valore aggiunto per noi”. Perché l’altro aspetto è rappresentato dal segno die lasciano ragazzi più fragili e da ciò che loro trasmettono. “Risvegliano in noi imprenditori e nei nostri collaboratori un senso forte di solidarietà: la gioia di dare qualcosa e offrire una opportunità a qualcuno che avverte un bisogno e che lotta per superare una situazione di disagio non ha prezzo”.