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di Ester Palma

Corriere della Sera, 11 aprile 2025

Grazie ai dicasteri della Santa Sede per la Cultura e l’Educazione e per la Comunicazione, esperti del mondo accademico, arte, giornalismo si sono confrontati sulla cultura come strumento di crescita, emancipazione e dignità anche negli istituti di pena. Che Papa Francesco sia da sempre vicino ai detenuti e ai loro problemi lo si è capito fin dall’inizio del suo pontificato: era il 27 marzo 2013, Giovedì santo, ed era stato eletto da 14 giorni, quando a sorpresa scelse il carcere romano minorile di Casal del Marmo per celebrare la Messa in Coena Domini: per la tradizionale lavanda dei piedi scelse 12 giovani reclusi, tra cui due ragazze e due musulmani. A tutti parlò di speranza e sostegno reciproco anche nelle difficoltà della vita carceraria: lo stesso rito lo ha ripetuto nel 2023. E già da arcivescovo di Buenos Aires aveva detto in un’intervista: “Alcuni dicono: sono colpevoli. Io rispondo con la parola di Gesù: chi non è colpevole scagli la prima pietra. Guardiamoci dentro e cerchiamo di vedere le nostre colpe. Allora, il cuore diventerà più umano”. E ancora nell’incontro con i cappellani delle carceri dell’ottobre 2013, il Papa stupì tutti dicendo: “Mi domando: perché lui e non io? Merito io più di lui che sta là dentro? Perché lui è caduto e io no? È un mistero che mi avvicina a loro”.

I partecipanti e i progetti - In questo spirito il Dicastero per la Cultura e l’Educazione e dal Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede hanno promosso un evento dal titolo, “programmatico”, “Cultura è vita nei luoghi di detenzione”, che si è tenuto nella Sala San Pio X in via dell’Ospedale 1. All’incontro, moderato dal giornalista Riccardo Iacona, hanno preso parte esperti del mondo accademico, dell’arte, del giornalismo e della cultura, per confrontarsi sull’importanza della cultura come strumento di crescita, emancipazione e dignità anche all’interno delle carceri. A aprire i lavori, i saluti istituzionali del cardinale José Tolentino de Mendonça e Paolo Ruffini, rispettivamente prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e del Dicastero per la Comunicazione. Fra gli altri intervenuti, Stefano Anastasia di Unitelma Sapienza; l’artista Laurie Anderson; Roberta Barbi giornalista di Radio Vaticana - Vatican News; Rosa Galantino, autrice e produttrice del documentario Le Farfalle della Giudecca; Teresa Paoli, giornalista di Presadiretta (Rai 3); Cristiana Perrella, curatrice di Conciliazione 5 e direttrice del Macro; Pisana Posocco e Marta Marchetti della Sapienza di Roma; Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione Pastificio Cerere; l’artista Tommaso Spazzini Villa.

L’evento è stata l’occasione di presentare progetti, passati, presenti e futuri, nazionali e internazionali, realizzati all’interno degli istituti di pena, per e con i detenuti. Come “Dal Vivo” di Laurie Anderson, artista e compositrice di fama internazionale e vedova del grande rocker Lou Reed: è il progetto realizzato per la Fondazione Prada nel 1998 presso il carcere milanese di San Vittore, e di “Habeas Corpus”, del 2015, un’installazione che ritrae la figura di un giovane prigioniero di Guantanamo. Cristiana Perrella, curatrice del nuovo spazio per l’arte contemporanea del Dicastero per la Cultura e l’Educazione “Conciliazione 5”, ha presentato il progetto artistico del pittore cinese Yan Pei-Ming, “Oltre il muro”: 27 ritratti di detenuti e operatori del carcere di Regina Coeli, il principale e più noto istituto penitenziario romano, che non è lontano dallo stesso Vaticano.