di Francesca Conidi
Leggo, 28 novembre 2019
Con la Onlus "Semi di libertà" gli ex detenuti trovano lavoro. Sbarre, manette e frasi presenti sulle mura del locale evocano a gran voce il mondo della prigione. Il pub "Vale la pena", all'Alberone, ci tiene a ricordarlo quel mondo, come tiene a sottolineare che è possibile una seconda vita per chi si lascia alle spalle il carcere e gli errori che lo hanno condotto fin lì. In questo posto infatti, grazie ad un progetto promosso dalla Onlus "Semi di libertà", riescono a trovare lavoro gli ex detenuti che vogliono percorrere una strada nuova, lontana dalla delinquenza.
"Abbiamo la mission di contrastare la recidiva delle persone in esecuzione penale, ovvero evitare che facciano altri reati una volta usciti dalla prigione", spiega Paolo Strano, Presidente della Onlus che ha avviato il progetto. "Purtroppo in Italia è quasi la normalità, visto che le statistiche evidenziano che il 70% dei pregiudicati non riesce a correggere i propri comportamenti illegali. Il problema è enorme perché sono tanti i costi che il detenuto deve affrontare una volta tornato in libertà, sia dal punto di vista sociale sia da quello economico, e non sempre trova alternative al crimine".
Grazie all'associazione, che ha promosso l'attività di Economia carceraria a Rebibbia, nel 2014 è stato aperto un birrificio all'interno del penitenziario romano, germoglio dal quale è sbocciata nel 2018 la realizzazione di questo Pub.
"Con l'intenzione di fare un passo avanti nella nostra iniziativa di inclusione sociale, abbiamo formato e inserito dei detenuti nella filiera della birra artigianale", sottolinea Paolo. A promuovere l'iniziativa ci pensa Oscar La Rosa, Amministratore della piattaforma che ha contribuito alla nascita di "Vale la Pena". "È un mondo, a volte troppo nascosto, che però è reale. In questo caso le imprese investono sui detenuti con un contratto di lavoro regolare, come avviene nel mondo libero, dandogli la possibilità di mantenere famiglie e saldare le "spese per il mantenimento del condannato" di cui non si parla mai". "Qui al momento - prosegue Oscar - lavorano tre persone, due detenuti e un volontario. Per noi è fondamentale questa coesione per comunicare all'esterno di non ghettizzare mai nessuno. Fare un progetto di soli carcerati sarebbe stato sbagliato visto che l'obiettivo principale è l'integrazione. Sui nostri taglieri i prodotti dell'economia carceraria e quelli del mondo libero si trovano insieme e si esaltano a vicenda".










