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di Gabriele D’Angelo

romatoday.it, 28 aprile 2026

Nelle due Rems (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) di Palombara Sabina mancano personale e cucina, e le ore d’aria si fanno al chiuso. Ma il vero problema sono le liste d’attesa per entrare. E per uscire. L’unico spazio aperto è una terrazza circondata dalle sbarre. Più che un cortile è una sala fumatori. Prima domanda: “Ma devo chiamarvi detenuti o pazienti?”. “Pazienti” risponde uno, “detenuti”, ribatte un altro. Un altro ancora dice che “siamo entrambe le cose”.

Marco, invece, ha un’idea rivoluzionaria: “Nessuna delle due. Chiamami col mio nome, e basta”. Ha 36 anni, gli ultimi cinque trascorsi nella residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) di Palombara Sabina, 40 km da Roma. In realtà qui le Rems sono due, Merope e Minerva, inaugurate tra il 2015 e il 2016 e incastonate una sopra l’altra tra il terzo e il sesto piano della casa della salute “Salvo D’Acquisto”. La capienza massima sarebbe di 40 ospiti (20 per ciascuna come impone la legge), ma per via del covid è stata ridotta a 36. 18 camere doppie, tutte occupate da persone colpevoli o in attesa di giudizio per vari reati (dalle lesioni all’omicidio, fino alla violenza sessuale) e con problemi psichici che li rendono socialmente pericolosi. “Abbiamo schizofrenici, bipolari, disturbi della personalità gravi associati a psicosi. Molti poi hanno problemi con l’uso di sostanze stupefacenti o alcol”.