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di Francesco Salvatore


La Repubblica, 5 gennaio 2021

 

Sono accusati anche di aver falsificato un verbale per depistare. La reclusa ha rivelato tutto alla direttrice, da lì il via all'inchiesta. Trascinata quasi completamente nuda, e sull'acqua fredda, da una cella all'altra bloccandola per la nuca.

Così due agenti della polizia penitenziaria in servizio a Rebibbia hanno abusato del proprio ruolo facendo violenza su una detenuta con problemi psichici. Per i due, una soprintendente addetta alla sorveglianza generale e un assistente capo, è stato disposto il giudizio immediato su richiesta della procura. Sono accusati di abuso di autorità contro arrestati e falso.

Per garantirsi l'impunità hanno redatto un verbale fasullo in cui giustificavano il trattamento nei confronti della detenuta, inventandosi un comportamento ostile e violento da parte della stessa. A corollario di tutto, inoltre, l'assistente ha minacciato la vittima di non rivelare i fatti "altrimenti le violenze si sarebbero ripetute".

La detenuta, però, ha denunciato la vicenda alla vicedirettrice del carcere che ha dato avvio al procedimento disciplinare, poi finito in procura. Ad occuparsene il pm Giulia Guccione, che ha chiesto e ottenuto anche una misura cautelare nei confronti dei due agenti. Entrambi sono stati sospesi per un anno dal servizio. Ad inchiodarli le telecamere interne del carcere.

I fatti risalgono al luglio scorso. La vittima, di origine rom e detenuta per alcuni furti, aveva dei problemi mentali e aveva provato più volte a togliersi la vita, motivo per cui era stata messa all'interno di una cella da sola togliendole anche i vestiti (era rimasta solo in abbigliamento intimo), perché avrebbe potuta utilizzarli per impiccarsi.

La donna era stata riempita di farmaci e alla richiesta di una sigaretta - che le era stata negata - ha danneggiato un termosifone. Quando la sovrintendente ha aperto la porta ha ordinato all'agente che era con lei, chiamato per riparare il termosifone, di trasferirla di peso in un'altra cella. Entrambi l'hanno presa per le braccia e l'hanno tirata fuori.

Per il gip "il trascinamento di peso della detenuta, nuda e sull'acqua fredda", appare "chiaramente motivato da stizza e rabbia per i danni causati dalla donna". Dopo alcuni minuti l'agente l'ha riportata nella cella di prima bloccandola per la nuca, sebbene la vittima fosse collaborativa. Una violenza brutale e gratuita, tanto più che c'erano 5 agenti di sesso femminile che potevano accompagnarla, "un eccezionale intervento di personale maschile non autorizzato, peraltro su detenuta completamente nuda e che, come si vede dai filmati, mostra particolare soggezione".