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di Andrea Santoni

Corriere dello Sport, 29 luglio 2022

Il catenaccio difende la porta. In un campo di calcio, un tempo, una frase simile aveva un senso chiaro, magari citando Viani o Rappan. Ma dite questo, ancora oggi, in una prigione e vedrete che suonerà diversamente. Magari le prime lezioni di tattica potranno partire proprio da qui, da questo “gioco”, ma quello che conta è il progetto di futuro, anzi i progetti pilota che ci stanno dietro. “Alleniamoci alla speranza”. È di questo che stiamo parlando, ovvero di un corso per allenatore di base riservato ai detenuti che alla fine potranno conseguire il patentino C o D e di uno dedicato a minorenni che saranno allenati in carcere da tecnici dell’Assollenatori. Gli istituti coinvolti sono quelli di Bergamo, Trani e Paola oltre a quelli minorili di Bari, Airola (Benevento) e Torino. Si partirà il prossimo autunno, con tecnici presenti sul territorio e il coinvolgimento anche di nomi di primo piano.

Nonostante la fine della legislatura e il clima politico acceso, ieri, nella Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama, la senatrice Angela Anna Bruna Piarulli e Renzo Ulivieri, presidente dell’Aiac, lì anche in rappresentanza dell’intera Figc di Gabriele Gravina e alla presenza di Vito Tisci (SGS), hanno presentato questa iniziativa, frutto di un lavoro congiunto iniziato da tempo, che si inserisce nel solco di altri progetti simili (17) messi atto con buoni risultati nel passato. Con loro anche Carlo Renoldi (capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria, Dap) e Gemma Tuccillo (capo dipartimento della Giustizia minorile e di comunità). Sua la testimonianza più tristemente illuminante sulla realtà rimossa del nostro sistema carcerario: “Un ragazzo di Catanzaro, uscito da poco, ha compiuto un piccolissimo reato, pur di poter tornare in carcere e poter finire il percorso lavorativo intrapreso. Perché paradossalmente è il solo ambito in cui a un giovane detenuto viene offerta qualche opportunità”.

La filosofia delle due proposte è chiara, per come è stata illustrata da Piarulli (già direttore di istituti penitenziari prima del mandato senatoriale): “Lo sport in generale e il calcio in particolare rispondono alla necessità di inclusione, di rispetto delle regole, di socializzazione, di riduzione della conflittualità basilari in una struttura carceraria”.

Ulivieri, già animatore in passato di lezioni calcistiche nelle carceri di Rebibbia, Napoli, Potenza, Caltanissetta, ha spiegato in cosa risieda l’ambizione di questi progetti pilota: “Agli adulti offriamo un vero corso allenatori, secondo i moduli Uefa: 156 ore di lezione, 20 di tirocinio e un esame finale per il patentino, con la speranza di offrire loro un’opportunità una volta fuori dal carcere. Ai ragazzi faremo fare calcio, con 3 allenamenti alla settimana, più un torneo.

Le regole sportive le scriveremo insieme, per renderle ancora più stringenti; chiederemo anche chi voglia scrivere di questa esperienza, ricordando sempre come nel calcio l’io e il noi siano legati. E dunque che il recupero di una condizione di libertà sia possibile farlo tutti insieme. È una strada difficile. Di certo noi non siamo per buttare via la chiave”. Meglio buttare il catenaccio.