di Giulio De Santis
Corriere della Sera, 16 aprile 2020
Gli omicidi in carcere, verifiche sui controlli. La casa circondariale di Rebibbia finisce sotto inchiesta nel procedimento sull'omicidio commesso dalla detenuta Alice Sebesta, responsabile di aver ammazzato i figli di sei mesi e due anni in carcere i118 settembre del 2018.
A disporre approfondimenti sui controlli cui è stata sottoposta la Sebesta nei giorni precedenti la tragedia, è stato il Gup Anna Maria Gavoni con l'invio degli atti in procura. La decisione è contenuta nella sentenza di assoluzione della detenuta dall'accusa di omicidio volontario motivata dall'incapacità di intendere e volere della donna.
Proprio le ragioni dell'assoluzione sono alla base del provvedimento. Come scrive il Gup, la Sebesta, 35 anni, manifesta "una fragilità psicologica" fin dall'ingresso in carcere il 28 agosto di due anni fa, poche ore dopo essere stata arrestata durante il trasporto di dieci chili di marijuana. Ecco la catena di episodi, segnalati dai responsabili del reparto nido, che avrebbero dovuto far scattare l'allarme: il 29 agosto, le detenute, preoccupate per i propri figli, segnalano i comportamenti della donna, dalle continue urla contro i due piccoli alle "fughe" sul pavimento bagnato con in braccio i figli fino alle reazioni scomposte di fronte ai rimproveri delle sorveglianti.
Il 3 settembre è segnalata alla psicologa perché svolga colloqui di sostegno. Il 4 settembre è proposto il regime di grande sorveglianza per monitorarne il comportamento - difesa dall'avvocato Andrea Palmiero - con l'obiettivo di tutelare i figli: non sarà mai concretizzato. Il 17 settembre, alle 18,30, la donna è invitata a pulire la cella, ma si rifiuta e inizia a urlare sempre con i figli in braccio: una situazione che innesca il caos nel reparto.
La mattina del 18 settembre, i timori diventano tragica realtà: la Sebesta - ora in una struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali (Rems) dove resterà 15 anni, come ha deciso il Gup - lancia i figli da una scala, uccidendoli entrambi. Ora toccherà al pm individuare chi avrebbe dovuto evitare la tragedia, prestando più attenzione alle fragilità della donna.










