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di Ilaria Sacchettoni

Corriere della Sera, 21 settembre 2025

Aperte inchieste sui decessi a Regina Coeli e Rebibbia. Due inchieste della Procura si sforzano di far luce su quanto avviene nei penitenziari di Regina Coeli e Rebibbia ai (troppi) detenuti che affollano le strutture. Tra agosto e settembre, infatti, sono accaduti fatti che messi in fila, uno alla volta, hanno rafforzato la convinzione che il carcere sia ormai fuori controllo, come, d’altra parte, denunciano avvocati e Garante dei diritti dei detenuti. Per prima cosa la pm Stefania Stefanìa ha formalizzato un’ipotesi investigativa - morte come conseguenza di altro reato - nel fascicolo aperto dopo la morte di Giovanni Ricca, 37enne detenuto a Regina Coeli per aver svaligiato una palestra.

Un passato di tossicodipendenza, un presente di sofferenza dietro le sbarre: Ricca aveva ottenuto, attraverso il suo difensore, l’avvocato Roberto Paternostro, la disponibilità del Sert a farsi carico di lui, in alternativa al carcere, ma il Tribunale di sorveglianza aveva espresso parere negativo. Pochi giorni dopo il trentasettenne è stato trovato morto nella sua cella. L’autopsia ha accertato che si è trattato di overdose. Il giovane aveva assunto una dose di crack poco prima. Chi glielo aveva dato e come? Possibile che assieme ai cellulari di cui i detenuti sembrano avere ampia disponibilità circolino anche sostanze del genere?

Erano i primi di agosto e il penitenziario di Regina Coeli era precipitato in condizioni di estremo disagio fra agenti della penitenziaria che mancavano e il cronico sovraffollamento la direzione non riusciva a far fronte neppure ai colloqui ordinari con i difensori. La pm ha disposto ora una serie di audizioni a persone informate sui fatti, fra le quali compagni di detenzione e agenti di polizia. Ma non basta.

Un caso simile per certi versi, benché meno clamoroso, è avvenuto poche settimane fa a Rebibbia. Qui un detenuto di mezz’età è scivolato nel coma etilico finché il cuore si è fermato. Morto anche lui per via di circostanze da chiarire. La pm che si occupa della sua vicenda, Rosalia Affinito, sta effettuando alcuni approfondimenti. Emerge che le celle sono il luogo ideale per praticare una serie di sperimentazioni alimentari. Qualcuno tra i detenuti conoscerebbe il modo di far fermentare la frutta e distillare, per così dire artigianalmente, l’alcol.

Sta di fatto che c’è un altro morto dietro le sbarre. Il quadro non sarebbe completo senza menzionare il dramma dei suicidi in carcere. Sette persone dall’inizio dell’anno si sono tolte la vita tra Regina Coeli e Rebibbia. “Il carcere è divenuto discarica sociale”, aveva commentato semplicemente Stefano Anastasia, garante regionale dei diritti dei detenuti.