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di Marina de Ghantuz Cubbe

La Repubblica, 24 marzo 2025

Il report del Garante: a Trastevere 1.054 detenuti per 571 posti. Celle in cui convivono tre, quattro carcerati anziché due. Docce che non funzionano, come i riscaldamenti. Telefonate ai familiari che saltano perché ci sono troppe persone in attesa, spegnendo l’unica fonte di supporto emotivo per chi è recluso. Il sovraffollamento nelle case circondariali di Roma è spaventoso. Si parte da Regina Coeli. Nel carcere di Trastevere, in base agli ultimi dati del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personali, i posti disponibili sono 571 mentre i detenuti sono 1.054. L’indice di sovraffollamento è del 184,6%, ma paradossalmente non si può parlare di emergenza. Perché le condizioni sono le stesse ormai da molti mesi e purtroppo questa inizia a essere la normalità. La situazione si è particolarmente aggravata da settembre, quando c’è stata una rivolta nell’ottava sezione, poi chiusa: i posti disponibili sono quindi ancora meno dei 628 quelli previsti.

Nel caso di Rebibbia, la situazione delle quattro diverse strutture è molto differente: nella casa circondariale, dove dovrebbero andare persone appena arrestate o in custodia cautelare, o persone con una pena al sotto dei cinque anni, i posti disponibili sono 1.057 mentre i detenuti presenti sono 1.555, con un indice di sovraffollamento del 147%.

Nella casa di reclusione, dove invece dovrebbero andare persone con una pena molto alta, la situazione migliora leggermente con 296 posti regolamentari e 282 reclusi così come nella “terza casa” dove vanno persone con dipendenze: qui ci sono 132 posti e 81 presenze. Ma il problema del sovraffollamento torna nella struttura femminile, dove l’indice schizza di nuovo al 143% con una capienza di 265 donne che nella realtà sono 380. Qui ci sono anche problemi strutturali, con l’impianto dell’acqua che spesso si rompe rendendo complicate anche solo farsi una doccia. Nella casa di reclusione, poi, si trovano anche persone con pene brevi: l’ennesimo effetto della sproporzione tra carcerati e disponibilità di spazi che crea un circolo vizioso. Il carcere femminile è il più grande d’Italia, ma è pieno anche perché in tutto il Paese ce ne sono solo quattro.

C’è anche il cosiddetto nido, la sezione dove vengono tenute le donne arrestate con i bambini. La garante dei detenuti di Roma, Valentina Calderone, il 14 marzo qui ha trovato sei madri con sei bambini. Mai visti così tanti. La struttura è in buone condizioni, ma ci sono le sbarre alle porte e alle finestre e dopo i bassi numeri durante il Covid, la speranza era di non vedere più bambini reclusi. Non è così.

L’istituto maschile penale per minorenni Casal del Marmo solo apparentemente non presenta criticità: al 10 gennaio erano 55 i posti disponibili e 52 i minori presenti, ma anche qui di solito c’è una situazione di sovraffollamento. Non è un caso che le rivolte siano continue, dovute anche al fatto che le attività, rispetto ai bisogni di questi ragazzi, scarseggiano. Molto differente la situazione nell’istituto femminile dove a fronte di 27 posti, sono presenti solo 9 ragazze.

Più in generale, il Lazio è tra le regioni che il report del Garante definisce “tra le peggiori” perché l’indice di sovraffollamento è del 146%. Quello nazionale del 132%. Infine, nel report firmato dai Garanti del collegio (Riccardo Turrini Vita, Irma Conti e Mario Serio) viene indicato anche per quanto tempo i detenuti devono ancora rimanere in carcere. Nel Lazio, le persone con pene residue fino a 6 mesi sono 37, da sei mesi a un anno 142 e da uno a due anni 397. Infine, quelle con pene da due a tre anni sono 589 totale. Per queste 1.165 persone, le misure alternative al carcere sono 62. La sostituzione del carcere con l’obbligo di firma, i domiciliari, l’affidamento ai servizi sociali o la semilibertà sono strumenti che potrebbero aiutare a svuotare le celle, ma sono poco utilizzate.