di Ilaria Sacchettoni
Corriere della Sera, 17 gennaio 2025
Padre Lucio Boldrin, il cappellano di Rebibbia, è indagato per favoreggiamento dai pm Stefano Pizza e Antonio Verdi. Ieri mattina ha subito una lunga perquisizione da parte degli agenti della Polizia penitenziaria. Secondo prime ricostruzioni avrebbe aiutato alcuni detenuti (in particolare quelli in attesa di processo) a comunicare con l’esterno. Un testo manoscritto, tra le altre cose, è stato sottoposto a sequestro dagli agenti che procedevano nelle operazioni. L’inchiesta nasce da un altro filone riguardante i maltrattamenti in famiglia di un detenuto. La perquisizione è solo un primo passo verso l’acquisizione di indizi. Padre Boldrin svolgerebbe un ruolo di cerniera tra esterno e interno del penitenziario. Le perquisizioni sono avvenute nel suo studio e nella sua abitazione.
Inchieste su accessori informatici ma soprattutto droga introdotta surrettiziamente a Rebibbia sono state già affrontate. In realtà l’allarme su carceri-colabrodo sotto questo profilo è stato lanciato anche da figure autorevoli, quali procuratori capo e investigatori decorati. Il punto è capire se effettivamente padre Boldrin abbia violato il codice penale o semplicemente abbia commesso una leggerezza nello svolgimento di un ruolo oggettivamente delicato come il suo. Padre Boldrin è (temporaneamente) interdetto dalla sua attività quotidiana e non potrà entrare a Rebibbia.










