di Francesca Mariani
Il Tempo, 7 gennaio 2015
Aveva saputo che il padre stava male. Da un momento all'altro il cuore del genitore si sarebbe potuto fermare. Così non ha esitato a rivolgersi al giudice per chiedere un permesso necessario per andare a visitare il padre. Nulla da fare. Il Tribunale gli ha negato questa possibilità. E così, il detenuto non ha potuto far altro che venire a sapere dalla cella di Rebibbia che il papà dopo qualche giorno dalla sua richiesta era morto. E così non ha potuto dargli l'ultimo saluto.
L'uomo, detenuto nella sezione di alta sicurezza di Rebibbia, Nuovo Complesso, aveva infatti chiesto un permesso di necessità di due ore con scorta per visitare il padre gravemente malato, ma per la Corte di appello di Napoli non sussisteva il requisito dell'imminente pericolo di vita. Qualche giorno dopo, però, l'uomo è deceduto senza che il figlio detenuto potesse fargli visita. Protagonista della vicenda, denunciata dal Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, è il napoletano Massimiliano P., 48 anni, rinchiuso nel penitenziario romano in attesa di giudizio.
La vicenda risale al primo dicembre, quando l'uomo - che si è rivolto al Garante per segnalare quanto accaduto - aveva chiesto alla Corte d'appello di Napoli di visitare il padre malato ma i giudici napoletani, negando il permesso, avevano valutato l'uomo non in imminente pericolo di vita.
Purtroppo però, smentendo drammaticamente quanto scritto nel provvedimento di diniego, il 26 dicembre il padre del detenuto è deceduto, senza che il figlio potesse fargli visita un'ultima volta. A ciò si aggiunga che Massimiliano P. non ha potuto presenziare alle esequie o vedere la salma prima della cremazione perché un'altra richiesta alla Corte di appello è rimasta senza risposta.
Per protestare, il 29 dicembre il detenuto ha iniziato uno sciopero della fame, sospeso solo dopo l'intervento degli operatori del Garante. "La cosa che più mi rattrista - ha raccontato l'uomo al Garante - è sapere che mio padre aspettava me per morire. Lo sciopero della fame non me lo riporterà, né riuscirà a placare la rabbia di ingiustizia. Voglio solo esprimere pacificamente il mio dolore per evitare che, in futuro, si verifichino altri casi del genere".
Sulla vicenda, il Garante Angiolo Marroni, ha inviato una lettera al Presidente della 1 sezione della Corte di appello di Napoli. "Mi chiedo - ha scritto Marroni - sulla base di quale istruttoria ha ritenuto di rigettare l'istanza in questione e se vi siano state ragioni particolari che hanno giustificato un trattamento inumano nei confronti del detenuto in questione".
E ancora: "Prova ne sia il fatto che pochi giorni dopo quella richiesta lo stesso è deceduto. Le chiedo inoltre quali siano le ragioni che hanno impedito di rispondere alla richiesta del detenuto di poter presenziare alle esequie". E intanto un poliziotto penitenziario di 46 anni in servizio nella Casa circondariale di Catania si è tolto la vita a bordo della sua auto a Caltagirone.











