di Giulio De Santis
Corriere della Sera, 31 agosto 2020
Circolare ai pm: i fascicoli per le citazioni dirette a giudizio non devono essere scansionati. Riprendono le attività giudiziarie dopo la fine del lockdown. Ma con l'emergenza sanitaria sono fermi i processi per furto aggravato, ricettazione ma anche per resistenza a pubblico ufficiale e rissa. Il tribunale riapre domani ma i pubblici ministeri, in seguito ad una circolare del 3 luglio scorso che aggiorna procedure già in vigore, non devono inoltrare agli uffici i fascicoli scansionati per le citazioni dirette a giudizio. La conseguenza: un'enorme mole di arretrati, recuperare il tempo perduto non sarà semplice. La procura ha chiesto di fissare le udienze, per le inchieste rimaste ferme, da gennaio a dicembre 2021 per razionalizzare le (scarse) risorse disponibili.
Dal furto aggravato alla ricettazione, passando per resistenza, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, per finire alla rissa aggravata: sono alcuni esempi di tipologie d'inchieste, con tanto d'indagati, ferme nelle stanze dei pubblici ministeri a causa dell'emergenza Covid-19. I pm in seguito a una circolare datata 3 luglio del procuratore Michele Prestipino che aggiorna procedure già in vigore da marzo - non devono, infatti, inoltrare all'ufficio scansione questo tipo di fascicoli poiché riguardano procedimenti che prevedono la citazione diretta a giudizio. Tradotto: migliaia d'inchieste si trovano in un limbo poiché gli atti non vengono scansionati. Il blocco è causato dall'emergenza Covid, dalla quale nasce la decisione del presidente del Tribunale di congelare la fissazione delle udienze monocratiche per il 2020.
Il Tribunale domani riaprirà dopo la chiusura estiva e l'unica certezza è che per recuperare il tempo perduto per l'emergenza Covid, la procura ha chiesto di fissare le udienze, proprio per le inchieste rimaste ferme negli ultimi mesi, da gennaio a dicembre 2021, in modo da "razionalizzare le scarse risorse disponibili". Ma accelerare adesso non sarà semplice perché, in seguito a quanto previsto dalla circolare, e a meno di nuove future disposizioni, si potrà tornare a scansionati gli atti, per metterli a disposizione di avvocati e imputati, solo al termine dell'emergenza.
Ogni fascicolo di un'inchiesta contiene decine, se non centinaia, di pagine d'interrogatori, d'informative delle forze dell'ordine, di sommarie informazioni, di consulenze. A oggi gli atti di queste inchieste sono solo stampati su carta. Ma, prima o poi, avranno bisogno di essere scansionati per lo svolgimento dei processi. Un lavoro già impegnativo in tempi normali.
Sui numeri dell'arretrato non ci sono statistiche ufficiali. Alcune stime prudenti è però possibile farle. L'organico della procura è, infatti, composto da 87 pm. Secondo stime orientative ogni pm ha dovuto trattenere da marzo in poi, negli scaffali della propria segreteria, almeno cinquanta fascicoli inerenti a inchieste a citazione diretta. Per adesso pertanto potrebbero essere migliaia i procedimenti nel limbo. Quantità peraltro destinata a crescere nel corso dei prossimi mesi se l'emergenza da pandemia non terminerà. I pm, infatti, continuano la loro attività ordinaria. Mettono le accuse nero su bianco.
Le stampano. E poi le mettono sugli scaffali. Dove giorno dopo giorno si formano pile sempre più alte. All'elenco dei fascicoli da non scansionare, vanno aggiunte anche le centinaia di richieste di archiviazione della procura alle quali hanno diritto di opporsi le persone offese. È lo stesso procuratore a spiegare le motivazioni della decisione, quando scrive nella circolare: "La situazione d'emergenza ha molto rallentato l'attività di scansione degli atti che solo in data 4 giugno ha ripreso con la stessa dotazione di personale esterno che vi provvedeva in febbraio; tale contingente tuttavia era già stato ridotto dal Dgsia (Direzione generale sistemi informativi automatizzati) di circa il 30 percento dallo scorso 10 febbraio con l'inevitabile conseguenza di rendere quasi impossibile esaurire il carico ordinario".
Al momento, secondo la circolare, la procedura prevede che siano lavorati solo i procedimenti per cui è stabilità l'udienza preliminare. Pertanto l'iter rimane invariato per le inchieste di corruzione, abuso d'ufficio, colpe professionali, omicidi o lesioni causate da incidenti stradali. Anche gli atti urgenti, che riguardano detenuti o i procedimenti con sequestri preventivi, proseguono a essere trattati con le modalità pre-emergenza. La situazione non è rosea nemmeno per questo tipo d'inchieste, come rimarca lo stesso procuratore quando sottolinea come ci siano "enormi difficoltà anche nello smaltimento del carico urgente".










