di Adelaide Pierucci
Il Messaggero, 11 giugno 2019
Se i due psichiatri non ne avessero sottovalutato le condizioni, Valerio Guerrieri magari non si sarebbe impiccato in cella. Si sarebbe potuto attivare, in alternativa, al trasferimento in una struttura idonea e magari disporre la sorveglianza a vista.
Sono queste le conclusioni che ieri hanno spinto il pm Attilio Pisani a chiedere la condanna e la contestuale richiesta di rinvio a giudizio per altri otto indagati per il caso del ventunenne romano che si è ucciso a Regina Coeli il 24 febbraio del 2017, dove tra l'altro, non doveva essere neanche recluso. Per una psichiatra in servizio in carcere - una dottoressa che ha scelto il rito l'abbreviato - il magistrato ha chiesto una condanna a sei mesi di carcere con l'accusa di omicidio colposo.
Stesso reato contestato al collega, che come lei non si sarebbe allertato dopo le visite al detenuto. E che ora rischia di finire a processo. Come i sette agenti di polizia penitenziaria, accusati sempre di omicidio colposo in concorso, che avevano il compito di controllare ogni quarto d'ora il detenuto ed invece non si sono nemmeno accorti che già dal giorno prima aveva annodato un lenzuolo col quale si è lasciato andare nel bagno della cella.
Valerio Guerrieri lo aveva detto già davanti al giudice, tre giorni prima del suicidio, che in carcere non ce l'avrebbe fatta: "Regina Coeli è un caos - aveva pianto - Non ce la faccio. Mi sveglio e soffro. Soffro mentalmente... Mandatemi a casa. Mi curo...".
Il giudice, accertata l'incapacità del detenuto, ne aveva disposto la scarcerazione, con l'assegnazione a una Rems, una struttura sanitaria, da dove in passato era scappato più volte. Il trasferimento invece non è stato attivato. E il personale medico e i secondini invece di riservare le massime attenzioni avrebbero sottovalutato la situazione psichiatrica di Guerrieri, riservandogli controlli blandi. Nel mirino delle indagini sono finiti anche il direttore del carcere e i vertici del Dap, il dipartimento della amministrazione giudiziaria. Il gip Claudio Carini, qualche mese fa, ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata per i vertici penitenziari dal pm Pisani, ipotizzando il reato di indebita limitazione della libertà personale.










