di Andrea Ossino e Giuseppe Scarpa
La Repubblica, 11 novembre 2022
Il giovane disabile a luglio scorso finì in ospedale dopo un blitz nella sua casa. Quattro agenti indagati per tentato omicidio e falso. Hanno tentato di ucciderlo, perché dopo averlo “percosso e minacciato” lo hanno afferrato “per i piedi gettandolo dalla finestra della stanza da letto dell’abitazione” dove Hasib Omerovic viveva con la sua famiglia, tra i lotti popolari della periferia romana di Primavalle.
E hanno mentito ai loro stessi superiori, scrivendo “nella relazione di servizio” che il giovane disabile si sarebbe improvvisamente lanciato “nel vuoto dalla finestra della camera da letto, omettendo anche di indicare che lo stesso era stato percosso, minacciato e che era stata sfondata la porta di una stanza interna dell’appartamento”. È questo il capo d’imputazione che la procura di Roma contesta a quattro “appartenenti alla Polizia di Stato” in servizio al commissariato di Primavalle, accusati di falso e tentato omicidio.
Due di loro hanno già avuto un faccia a faccia con gli investigatori. Fabrizio ha spontaneamente chiesto e ottenuto di essere ascoltato per chiarire l’accaduto, per riassumere quei venti minuti trascorsi al civico 24 di via Girolamo Aleandro. Una poliziotta con appena tre mesi di servizio, ha scelto di rimanere in silenzio, di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Gli atti riassumono i fatti accaduti lo scorso 25 luglio, quando i quattro indagati hanno bussato alla porta del giovane sordo “per procedere - si legge negli atti - alla sua identificazione”, un intervento terminato nel peggiore dei modi, con una foto che immortala il corpo di Hasib Omerovic disteso sull’asfalto e una cartella clinica che parla di diverse fratture alla testa, alle costole e allo sterno, una lussazione dell’omero, traumi alla milza, al fegato, al rene e ferite al torace.
Le accuse sono da provare, il movente da trovare. Le ragioni che avrebbero portato all’intervento muscolare dei poliziotti emergono tra le voci di quartiere e i post su Facebook che dipingono Hasib come un ragazzo problematico che avrebbe disturbato diverse ragazze, forse anche la nipote di uno degli indagati. Ma quello che negli atti è descritto come un intervento “per procedere all’identificazione” di Hasib, nelle parole della sorella della vittima ricorda più un pestaggio.
È Sonita, una 32enne con un ritardo mentale, l’unica testimone oculare. La ragazza dice di aver visto tre agenti picchiare Hasib con un manico di scopa nella sua camera da letto, un bastone che è stato poi trovato spezzato e appoggiato a una parete della casa, vicino a un termosifone divelto, poco distante da una porta con la serratura spaccata. In quell’appartamento è accaduto qualcosa e i magistrati romani intendono scoprire cosa. Quindi hanno ascoltato numerose persone e anche due dei quattro indagati.
La linea difensiva trapela dalle relazioni di servizio, dalle chiacchiere scambiate dagli indagati con i colleghi durante la pausa caffè e dai rumors che circolano tra i corridoi della Questura. La serratura della porta della camera di Hasib infatti, secondo uno dei poliziotti coinvolti sarebbe stata rotta da un agente con una spallata. Gli indagati avrebbero chiesto al ragazzo le chiavi del lucchetto che proteggeva la porta della sua camera, lui si sarebbe rifiutato e così uno dei poliziotti avrebbe sfondato la porta.
Poi la vittima si sarebbe gettata improvvisamente dalla finestra, dopo aver alzato la tapparella, una serranda che tuttavia, sostiene la famiglia di Hasib, era rotta da tempo, non si apriva se non forzandola. Nessuna spiegazione invece sul manico della scopa spezzato e sul pestaggio denunciato dalla famiglia del ragazzo. Le domande sono numerose, le indagini sono in corso e nel frattempo Hasib è ancora in ospedale, vittima di una vicenda che non può raccontare.










