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di Alice Scaglioni


Corriere della Sera, 29 gennaio 2020

 

Come sancito dall'Articolo 27 della Costituzione, la pena per i detenuti in carcere deve avere valore rieducativo. È questo il principio che ha guidato la prima edizione del Corso per la ricerca attiva del lavoro, promosso dalla sezione Consulenza formazione e attività professionali di Unindustria e patrocinato dal Garante dei detenuti del Lazio. Il progetto, attivo presso la Casa di reclusione di Rebibbia a Roma, si è concluso martedì 28 gennaio 2020 con l'incontro finale tra i detenuti che hanno partecipato alla formazione - 50 ore di lezione - e le aziende che hanno aderito all'iniziativa, ma il 21 gennaio è già stata avviata una seconda edizione.

Il reinserimento dopo la pena - Sette persone del primo corso hanno potuto sostenere dei colloqui di lavoro con imprenditori e responsabili del reclutamento di Bridgestone, Orienta, Bat, Abbvie e Fassi, per farsi conoscere e per consentire alle aziende di valutare le loro competenze. L'obiettivo? Il reinserimento nel mondo del lavoro. In caso di riscontro positivo verrebbero attivati dei canali per permettere ai detenuti di muovere i primi passi in un mondo con cui hanno perso i contatti (o che non hanno mai conosciuto).

La missione - "Il tutto è nato due anni fa, quando sono stato invitato a parlare in carcere durante una giornata di formazione - racconta Roberto Santori, presidente della sezione Consulenza di Unindustria - Sono rimasto molto colpito dal vedere i detenuti così affranti e ho compreso l'importanza di agire". Da lì, la ricerca dei fondi che hanno permesso l'avvio del corso pilota.

Durante la formazione i detenuti hanno appreso come relazionarsi sul posto di lavoro e scrivere un curriculum per valorizzare le proprie competenze. "Si pensa al carcere come luogo di pena e non come luogo in cui può prodursi una nuova volontà di modificarsi e diventare uomini nuovi, ma è sbagliato" - dice Nadia Cersosimo, direttrice della Casa di reclusione di Rebibbia -. C'è la volontà dell'imprenditoria di trovare posto per queste persone all'interno del mondo del lavoro: bisogna cominciare a pensare al detenuto come risorsa positiva". La missione è creare un ponte tra il penitenziario e le industrie, per far sì che si riduca il rischio della recidiva da parte dei detenuti, e per consentire alle aziende di guardare a queste persone in maniera più razionale, usufruendo anche delle agevolazioni fiscali previste. "Quello di Rebibbia è un esempio virtuoso - conclude Santori - e il nostro sogno è portarlo anche a livello nazionale".