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L’Osservatore Romano, 10 settembre 2023

Il carcere di Regina Coeli è vecchio e inadeguato per svolgere una funzione riabilitativa della pena, quindi va chiuso: è quanto chiede una mozione presentata nei giorni scorsi in Comune dai consiglieri del partito di maggioranza. La mozione è formalmente rivolta al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, dalla sua stessa maggioranza, ma ha l’obiettivo di avviare con il Governo e il ministero della Giustizia una trattativa che porti alla chiusura dell’istituto carcerario.

La struttura di via della Lungara risale al 1642. Fu prima usata come convento, prima di essere stata convertita in istituto di pena. Questo, oltre a renderla strutturalmente vecchia, la vede anche priva di quegli spazi necessari per dare effettiva applicazione all’art. 27 della Costituzione, che prevede per le persone detenute un percorso di recupero e di reinserimento sociale e lavorativo, da svolgersi in strutture conformi.

Si legge nella mozione che “oltre ad una evidente inadeguatezza strutturale, il carcere romano di Regina Coeli ormai da decenni versa in condizioni di costante sovraffollamento, con picchi di presenze fino al 150% della sua capacità ricettiva ed anche sotto questo profilo si è, quindi, dimostrata una struttura del tutto inidonea e insufficiente alla sua attuale destinazione. Regina Coeli versa anche in condizioni sanitarie allarmanti, sia sotto il profilo delle cure mediche, sia sotto l’aspetto della salute e della cura mentale, tanto che in questi primi sette mesi dell’anno si sono già registrati purtroppo, al suo interno, ben tre suicidi, che seguono ai tre del 2022”.

“Si tratta in un edificio vecchio, inadeguato e in perenne sovraffollamento: una struttura che non garantisce i diritti minimi delle persone detenute e nemmeno il rispetto del dettato costituzionale”, dichiara la consigliera Erica Battaglia. “Chiediamo che finalmente se ne parli apertamente - spiega -. La certezza della pena passa anche da un sistema carcerario capace di riabilitare le persone con spazi adeguati allo scopo. Chiediamo quindi al Governo una riflessione seria, politica, al di là della propaganda”.