di Luigi Manconi e Federica Delogu
La Repubblica, 27 settembre 2025
Dopo oltre 20 anni dall’ultima volta l’assemblea Capitolina si è riunita tra le mura di Rebibbia: “Le carceri diventino il sedicesimo municipio”. Sette ordini del giorno approvati all’unanimità. Martedì 23 settembre l’Assemblea Capitolina, ovvero il consiglio comunale di Roma Capitale, si è riunita dentro le mura del carcere di Rebibbia Nuovo Complesso. Erano presenti trentanove consiglieri tra maggioranza e opposizione, il sindaco Roberto Gualtieri, la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, la presidente del Tribunale di sorveglianza, la direttrice dell’istituto. Ma erano presenti soprattutto tre delegazioni di persone detenute: una da Rebibbia Nuovo Complesso, una dall’istituto femminile e una dall’altro carcere romano, Regina Coeli.
L’ultima volta che il consiglio comunale di Roma era entrato nell’istituto era il 2002 e ci è tornato, a distanza di oltre vent’anni, nei mesi in cui si sono verificati tre suicidi a distanza di poche settimane: due nel Nuovo Complesso e uno nel carcere femminile. Certamente i poteri dell’Assemblea capitolina non consentono interventi risolutivi negli istituti penitenziari, ma la presenza dell’istituzione di prossimità dentro un luogo che soffre di invisibilità cronica non è solo un messaggio simbolico. Potrebbe anche avere l’effetto di indurre l’istituzione a interrogarsi sulla quotidianità detentiva e i suoi problemi, e ascoltare la voce delle persone recluse, che martedì hanno preso parola per intervenire nel merito degli ordini del giorno presentati e votati.
Dalla drammatica carenza di personale sanitario e di scorte di polizia penitenziaria per l’accompagnamento alle visite mediche, fino all’affettività e le difficoltà dell’uscita: si è assistito a un confronto e un dialogo da cui sono emerse le criticità di ogni giorno, difficili da immaginare fuori e completamente estranee al dibattito pubblico. L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, oggi detenuto nel carcere di Rebibbia e che in più occasioni nei mesi scorsi ha denunciato lo scarso interesse da parte della politica sulle condizioni detentive, ha dichiarato nel suo intervento che la scelta dell’Assemblea capitolina ha “riammesso” i detenuti nella comunità cittadina. Perché, ha ribadito Alemanno, “etiam nos cives Romani sumus - anche noi siamo cittadini romani”.
Tra le novità previste dagli ordini del giorno un orto urbano dentro il carcere per “vincere il grande nemico: l’ozio”, come ha sostenuto Alemanno, e per riconnettersi con la natura, ma anche trasparenza sui dati sanitari con monitoraggio da parte dell’Assemblea, la realizzazione di spazi sportivi, un’attenzione al lavoro intramurario, il miglioramento del servizio di trasporto pubblico per le famiglie che si recano ogni settimana al colloquio.
Perché i colloqui sono “il raccordo” con il mondo fuori, come ha sostenuto Clizia Forte, detenuta nell’istituto femminile di Rebibbia “Germana Stefanini”. “Questo non è un ambiente a misura di bambini - ha detto Forte - Servirebbero attività per rendere i bambini gioiosi di venire a incontrare la mamma o la nonna. Per non far gravare il peso della nostra pena su chi amiamo di più”. E, ancora, va affrontata la questione cruciale dello stigma che, per esempio, crea grandi difficoltà nella ricerca di un alloggio per tornare nella società libera “perché nessuno vuole affittare la casa a chi è stato in carcere, come ha raccontato una donna detenuta.
In conclusione l’Assemblea ha approvato un ordine del giorno per “considerare d’ora in poi Rebibbia nuovo complesso e gli altri istituti di pena insistenti sul territorio capitolino come il Sedicesimo municipio della città, cui rivolgere sistematicamente i propri servizi e supporti”, come si legge nel testo presentato dalle consigliere Cristina Michetelli, promotrice dell’iniziativa, e Valeria Baglio. Perché non resti un gesto estemporaneo ma si traduca in un’attenzione costante. “Vorremmo che tutte le amministrazioni entrino in carcere” ha detto in conclusione Michetelli “per vedere le condizioni, ma anche per decidere da qua le politiche sociali”.











