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di Ilaria Sacchettoni

Corriere della Sera, 18 gennaio 2023

Il curriculum fitto di esperienza (fra cui 18 anni trascorsi a Libera l’organizzazione di Don Ciotti), impegno e ascolto non la soccorre: la garante capitolina Gabriella Stramaccioni, nominata dalla sindaca Virginia Raggi rischia di perdere l’incarico di vigilanza nelle carceri. La parola d’ordine dietro la quale il Pd romano marcerebbe compatto è “discontinuità”. Contro di lei la decisione del Pd appunto di affidarsi a Valentina Calderone assistente dell’ex senatore e politico di area Pd Luigi Manconi. 

Stramaccioni, oltre alla quotidiana attività di monitoraggio della vita dei detenuti nei penitenziari romani, ha portato avanti denunce scomode come quella sul monopolio del vitto e sopravvitto ai detenuti ottenendo (grazie anche a un pronunciamento dei magistrati della Corte dei Conti) un nuovo bando nel quale i due servizi quelli di vitto e l’altro del cosiddetto sopravvitto, vengono separati. Sul tema sono in corso due delicate inchieste dei pm romani che indagano anche sulla vincitrice del bando, la ditta Ventura (storica titolare del servizio). Stramaccioni ha denunciato abusi e inefficienze ma anche piccole e grandi sviste della macroburocrazia del sistema carcerario, come accadde quando l’estate scorsa riuscì a ottenere la scarcerazione della pluri ottantenne Loretta Marconi accusata di tentato omicidio del marito (lui, aveva lanciato di recente un appello per poter tornare assieme alla moglie). Stramaccioni pubblica sul suo profilo Facebook il seguente post: “Mi auguro solo che i consiglieri valutino i curricula e le relative competenze/esperienze che abbiamo presentato per partecipare all’avviso pubblico”. Segue messaggio di Valeria, una signora alla quale la garante ha prestato ascolto: “Ricorderò per sempre quello che hai fatto per me lo scorso anno aiutandomi a trovare il mio amore nell’immensa Rebibbia”. Un post che suona come un congedo.