di Giovanni Gagliardi
La Repubblica, 11 giugno 2019
"Lo stress di stare in prigione non è solo dei detenuti, ma del personale penitenziario. Insegnare la meditazione significa prendersi cura anche di loro, a forte rischio burnout". Il maestro e monaco Zen Dario Doshin Girolami presenta il bilancio dei corsi di mindfulness per il personale penitenziario, in divisa e non, di Lazio, Abruzzo e Molise: oltre 130 persone, che per due mesi, una volta a settimana per quattro ore, in un'aula del Museo criminologico nel cuore di Roma hanno imparato come si medita ("In fondo si tratta di stare seduti fermi e respirare", scherza Girolami) e come ci si può confrontare con le difficoltà e le sofferenze della vita senza rimanerne schiacciati.
Il maestro va subito al cuore del problema, ai 58 agenti in tutta Italia che si sono uccisi dal 2011 ad oggi. "Il problema è non vivere bene il lavoro - spiega Massimo Piacente, ispettore capo del carcere romano di Rebibbia - così a casa rivivi quello che c'è al lavoro, al lavoro quello che c'è a casa, alla fine non sai cosa scatta. Un susseguirsi di emozioni contrastanti e non sei più in grado di staccare la spina". L'obiettivo è saper gestire lo stress del carcere.
"Mi sono resa conto - aggiunge Patrizia De Santis, funzionario giuridico-pedagogico del carcere di Frosinone - che se partiamo da uno stato di rilassamento riusciamo ad avere una mente più aperta e disponibile a dialogo e confronto".
Il maestro Zen non è nuovo all'esperienza in carcere: da dieci anni infatti insegna meditazione ai detenuti di Rebibbia, con risultati "attestati da relazioni mediche", specifica. Nel 2018 i corsi sono stati estesi al personale. "Abbiamo riscontrato una riduzione di ansia e cattivo umore nei partecipanti, insieme a migliori capacità di consapevolezza e auto-accettazione", spiega Antonino Raffone, professore di Psicologia alla Sapienza di Roma, che ha studiato i risultati dei corsi. Aumentare la consapevolezza può anche voler dire essere meno soddisfatti della propria vita e capire quanto può esser fatto per migliorarla.
"La mindfulness ti chiede di indirizzare le energie verso obiettivi realizzabili - precisa Giovanna Testa, funzionario giuridico-pedagogico al carcere di Campobasso - piuttosto che versarle nel pianto vittimistico e impotente che nulla crea e nulla cambia".










